La crisi spazza via anche l'Oviesse

TERAMO – Cade sotto i colpi della crisi un nome che ha fatto epoca: l’Oviesse di Corso San Giorgio chiude i battenti dal 15 dicembre. Non c’è teramano che non ricordi le polemiche accessissime quando negli anni ’50 il Comune, con l’allora sindaco Carino Gambacorta, decise di abbattere il vecchio teatro comunale che sorgeva dove adesso c’è il l’Oviesse, per far spazio alla Standa, simbolo del nuovo boom economico, e al nuovo cinema. All’epoca la scelta amministrativa fu fortemente criticata: fu raso al suolo un teatro glorioso e architettonicamente valido, per un simbolo moderno che però diede occupazione a una ventina di persone. A distanza di anni quell’insediamento commerciale torna a far parlare di sè, così come quando la  Standa chiuse per riaprire sotto altro marchio. La notizia non trova conferme ufficiali al Comune, a cui non è ancora stata recapitata nessuna comunicazione ufficiale da parte del nuovo marchio, ma che è stata certamente resa nota ai lavoratori del punto vendita. Gli sconti pazzi applicati in questi giorni non hanno infatti nulla a che vedere con le svendite promozionali, ma sono il segnale di una morte forse annunciata già dallo scorso anno, quando i responsabili del punto vendita chiesero al Comune di ritoccare il canone di affitto ritenuto insostenibile per i bilanci dell’esercizio. L’affitto fu ritoccato, ma non è bastato evidentemente per scongiurare la chiusura dei locali causata dai conti in rosso e forse sottolineati ancor di più dalla sovrapposizione e concorrenza dello stesso marchio nel punto vendita al centro commerciale. Una notizia che arriva inaspettata anche per gli uffici al Patrimonio del Comune che non hanno ricevuto nessuna disdetta ufficiale dalla sede centrale dell’Oviesse che però sembrerebbe essere già in trattativa per la cessione della licenza a un altro marchio di abbigliamento esclusivamente femminile che prenderà il posto nei locali di corso San Giorgio. Al momento l’unica certezza è che si rinnova una pagina amara per il commercio teramano, ma sopratturo per quei lavoratori e lavoratrici che alla vigilia di Natale troveranno la disoccupazione sotto l’albero..

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