«Scelta Civica non è l'Udc 2.0». Così Sottanelli commenta lo strappo di Monti

TERAMO – Lo strappo all’interno di Scelta Civica deflagrato con le dimissioni di Mario Monti dopo i contrasti nati sul disegno di legge di stabilità, specialmente con l’onorevole Casini e il ministro Mauro, hanno aperto una serie di riflessioni su cui sono chamati a misurarsi anche gli altri esponenti del movimento, tra cui il teramano Giulio Cesare Sottanelli. I tempi per l’onorevole sono prematuri per definire percorsi e scenari già tracciati e l’ipotesi di confluire in un Partito popolare europeo, che raggrupperebbe gli ex Udc, non sembra allettare Sottanelli che fu promotore in Abruzzo di Italia Futura vicino a Montezemolo. "Scelta Civica nacque come alternativa al bipolarismo ed è confluita in un governo di larghe intese per fare quelle riforme necessarie per il Paese – ha commentato Giulio Sottanelli -. In altri Paesi le intese servono a questo. Invece assistiamo a un Governo che continua fare campagna elettorale e che non si misura con i problemi reali del paese. Abbiamo assistito alla proposta di una manovra economica che serve per ‘tirare a campare’ ci aspettavamo un cuneo fiscale che prevesse margini più ampi nei tagli, e una busta paga che crescesse di 140 euro non di 14 euro. A questo aggiungo che trovo condivisibile che Monti non ha gradito l’atteggiamento di Casini che intende trasformare Scelta Civica nell’Udc 2.0". Quindi nessun avvicinamento a un probabile Ppe? "Ritengo che i tempi non siano maturi soprattutto se questo nuovo partito sia solo un appendice di Berlusconi, Verdini e la Santanchè. Io resto in Scelta Civica, vedremo nei prossimi giorni Scelta Civica che strada prederà".

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