Teramo Lavoro, la Provincia la mette in liquidazione

TERAMO – Teramo lavoro, la società in house della Provincia, non c’è più. Nell’ultima seduta dell’anno, il consiglio provinciale ne ha deciso la messa in liquidazione. A dire sì sono stati 12 consiglieri su 20 (sono usciti dall’aula Ugo Nori e Massimo Amante, contrari in 6). La Teramo Lavoro, al centro anche di una inchiesta giudiziaria che nel 2014 vedràa processo l’ex amministratore unico Venanzio Cretarola e l’attuale presidente dell’Ente, Valter Catarra, da un anno non riceveva più affidamenti dalla Provincia, dop aver svolto servizi strumentali dal 2009 al 2012. Critiche alla decisione arrivano dal capogruppo del Partito democratico, Renzo Di Sabatino, che lo definisce un «un fallimento politico che rischia di comportare molti danni all’ente». «La Provincia – ha aggiunto il consigliere Pd, annunciando il voto contrario del partito – ha già dovuto spendere 1,6 milioni di euro di suo e non è detto che in futuro non emergano altre responsabilità. Al di là delle vicende penali e di eventuali illegittimità c’è sicuramente stata una gestione approssimativa e poco attenta alle norme». Massimo Amante (Rifondazione Comunista) che al momento del voto si è allontanato dall’aula ha chiesto che la Provincia «si costituisca parte civile al processo». Il presidente Catarra ha sottolineato come gli unici debiti che Teramo Lavoro ha «sono quelli verso i dipendenti che ancora vantano alcune mensilità, circa 400 mila euro» e, replicando alla minoranza, che «la Provincia si opporrà per vie giudiziali alla decisione della Regione di decertificare il milione e 600mila euro perché una cosa è certa: il 99,9% delle spese della Teramo Lavoro erano costituire dal pagamento degli stipendi ai dipendenti per servizi svolti per conto della Provincia e certificati dagli stessi dirigenti. La Regione avrebbe potuto, come si è fatto in decine di casi simili, sospendere la rendicontazione in attesa di quei documenti ufficiali che, essendo sequestrati dagli inquirenti, non possono essere prodotti. Mi pare evidente che sin dall’inizio si è remato contro la Teramo Lavoro: la giustizia accerterà se ci sono responsabilità personali e consentitemi di non entrare nel merito essendo indagato, ma una cosa è certa: i soldi sono stati utilizzati per pagare servizi svolti». Analoga decisione, la messa in liquidazione, la Provincia l’ha assunta rispetto alla Borghi scarl, costituita nel 2006, insieme a diversi Comuni con l’obiettivo di promuovere il recupero dei borghi montani a scopi turistici. La società negli ultimi tre anni non ha avuto alcuna risorsa finanziaria a disposizione. Il provvedimento è stato votato dalla maggioranza, con l’astensione del Pd e anche in questo caso l’uscita dall’aula del consigliere di Rifondazione, Amante. Il Consiglio provinciale ha poi approvato, all’unanimità, l’istituzione di una Consulta della disabilità, quale strumento di confronto e programmazione, proposta dal vicepresidente Renato Rasicci.

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