Chiodi tiene a battesimo il 'delfino' Di Dalmazio

TERAMO – Non poteva mancare il Governatore alla presentazione della candidatura di Mauro Di Dalmazio, l’assessore al turismo della sua giunta e da anni al suo fianco nelle iniziative politiche, fin dall’esordio da sindaco di Teramo. Ed è stata affidata proprio a Chiodi l’introduzione e il battesimo della nuova esperienza politica alla Regione del suo ‘delfino’, in cui Di Dalmazio è fedele scudiero nella lista civica Abruzzo Futuro. Di Dalmazio ha scelto, al pari di altri e Gatti in particolare, la sala polifunzionale della Provincia per incontrare i suoi elettori. E anche in questo caso il pienone ha ripagato l’amministratore teramano, accolto con un "tutti in piedi" e applausi che lo hanno colpito non poco. Non potevano, Chiodi e Di Dalmazio, non ripartire dall’esperienza della civica ‘storica’, quella "Al centro con Chiodi" che fruttò il primo successo elettorale del centrodestra a Teramo e che ha fatto da copione nelle successive iniziative politiche. «Non era un assemblaggio di numeri ma la condivisione di un progetto – ha ricordato Di Dalmazio – che dopo dieci anni continua a proporsi per dare il proprio contributo allo sviluppo della città». Quanto alla Regione, Di Dalmazio ha ricordato proprio come la squadra teramana abbia risollevato l’Abruzzo dal baratro in cui era precipitato. «La Regione non aveva più nulla, era priva d’identità né prospettiva, ma in questi cinque anni è riuscita a rialzarsi». Ha elencato i risultati relativi al risparmio energetico e all’uso di fonti rinnovabili («abbiamo utilizzato i 35 milioni disponibili non per un piccolo tornaconto elettorale ma coinvolgendo tutti i comuni abruzzesi») ma il grande passo è stato quello nel settore dei rifiuti, con un unico ambito territoriale per la gestione. Sul turismo l’assessore Di Dalmazio ha sottolineato l’argomento più ‘forte’, con la creazione di un sistema di prodotti, territori e risorse che ha messo insieme 4.500 operatori, che si tradurrà, secondo studi accreditati, «in un aumento del 6% dell’indotto e del 2% dell’occupazione». 

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