Proroghe ai superdirigenti, Catarra: «Non ho rinnovato nessun incarico»

TERAMO – "Non ho affatto rinnovato l’incarico al direttore generale Gianna Becci e al dirigente Danilo Crescia”. Inizia così la replica di Valter Catarra al j’accuse di Cgil e Uil che ieri avevano denunciato l’illegittimità dell’atto con cui, lo scorso 12 giugno, il presidente della Provincia avrebbe prolungato fino a dicembre i due contratti dirigenziali. “Nel caos più totale, non della Provincia di Teramo ma di tutte le Province italiane – spiega Catarra – ed essendoci degli atti di competenza di ambedue da portare avanti, mi sono limitato a prendere atto, come sta accadendo ovunque, dell’interpretazione che ha dato l’UPI (l’Unione delle Province Italiane ndr.) sul concetto di continuità amministrativa contenuta quest’ultima nella legge di riforma delle Province”. “Forse non è chiaro – continua – ma le Province non scompaiono, così come non è chiaro, ma dovrebbe esserlo soprattutto ai sindacati che si occupano di funzione pubblica, che proprio nelle propaggini non elettive dello Stato la figura del direttore generale è irrinunciabile”. Nessuna presa di posizione da parte del presidente dunque, “ma solo la presa d’atto dell’interpretazione fornita dall’Upi sul concetto di continuità fino all’elezione di secondo livello, entro settembre”. “La nostra è una situazione originale – spiega ancora – nè la Becci nè il dirigente Crescia sono risorse esterne all’ente. La Cgil mi invita a valorizzare le risorse interne e nel caso specifico si tratta proprio di risorse interne, visto che né io né la mia amministrazione, unico caso in tutto l’Abruzzo, abbiamo fatto nomine di staff o di personale estraneo all’ente”. Catarra ricorda infine che la tutta la giunta avrà sarà presente “solo marginalmente in Provincia”, dal momento che tutti gli assessori sono tornati a svolgere le loro professioni: “Allargare quella che è già una voragine amministrativa e funzionale lasciando vuota la dirigenza tecnica dei lavori pubblici e la direzione dell’ente, mi pare un bel passo verso il caos assoluto”. “Prendo atto che i sindacati – chiude il presidente – nel silenzio più assordante sui dipendenti della Provincia, la cui sorte meriterebbe quanto meno la stessa attenzione che quasi ossessivamente dedicano ad ogni mio passo o presunto tale viste le oggettive incertezze sulla loro sorte, preferiscono evocare nemici e misfatti immaginari mentre mi pare che l’unico vero problema è che si avvicina velocemente l’8 luglio, data entro la quale le Regioni dovranno legiferare sulle nuove funzioni, e che al momento nessuno ha chiaro dove andremo a parare".

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