Tari e Tasi, Brucchi: «Evitata la stangata»

TERAMO – Inizia oggi il tour de force a palazzo di città per l’approvazione del nuovo regolamento Iuc, l’imposta unica comunale che contiene le norme per l’applicazione della Tasi (servizi indivisibili, come manutenzione delle strade, pubblica illuminazione, polizia urbana), della Tari (tassa sui rifiuti) e dell’Imu (imposta sulla casa). Questo pomeriggio il passaggio in commissione Bilancio e Finanze e poi, venerdì 29, l’approdo in Consiglio per il varo definitivo. Questa mattina intanto il sindaco Brucchi e l’assessore alle Finanze Eva Guardiani hanno anticipato alla stampa i contenuti del documento con le prime ipotesi di tariffe per la Tasi e i provvedimenti per la Tari. “Abbiamo fatto di tutto per evitare la stangata – ha esordito il primo cittadino – i principi cardine che ci hanno guidato nella definizione del regolamento sono stati due. Da un lato il criterio per cui chi ha redditi più alti paga di più, ed ecco perché nella Tasi abbiamo incrociato la rendita catastale con il reddito Isee sulla scia di altri Comuni come Parma, dall’altro la tutela delle fasce più deboli e delle imprese”. “Abbiamo tenuto in considerazione il momento che stiamo vivendo – ha aggiunto l’assessore Guardiani, con un occhio in particolare alle famiglie numerose e meno abbienti”.

LA NUOVA TASI – In base ai primi calcoli del Comune, applicando il criterio delle rendite catastali, per la Tasi il 90% dei cittadini pagherà comunque meno rispetto a quanto sborsato due anni fa con l’Imu sulla prima casa. L’aliquota applicata al valore catastale dell’immobile per calcolare l’imposta è del 2.5 per mille. Il Comune di Teramo, come previsto dalla legge, ha scelto di applicare una quota aggiuntiva dello 0.8 per mille da destinare però alle detrazioni per le fasce più deboli.

LE DETRAZIONI – Le detrazioni in sostanza si calcolano incrociando la rendita catastale con il reddito Isee (l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente) del nucleo familiare:

  • Se il valore della rendita catastale va da 0 a 250 euro, c’è l’esenzione totale fino a 10mila euro di reddito Isee. La detrazione è invece di 120 euro se il reddito è da 10mila a 15mila euro, 90 euro da 15mila a 30mila, 60 oltre i 30mila
  • Da 251 euro a 350 euro di rendita catastale, l’esenzione totale è per i redditi inferiori ai 7mila 500 euro, 120 euro da 7.500 fino ai 10mila euro, 90 euro da 10mila a 15mila euro, 60 da 15mila a 30mila, nessuna detrazione oltre i 30mila
  • Da 351 a 450 euro di rendita catastale: l’esenzione è totale fino a 7mila 500 euro, 90 euro di detrazione da 7mila e 500 fino a 10mila, 60 euro da 10mila a 15mila euro, nessuna detrazione per redditi Isee superiori
  • Da 451 a 550 euro di rendita catastale: esenzione totale sotto i 7mila 500 euro, 60 euro di detrazione da 7mila 500 fino a 10mila euro, 30 euro da 10mila a 15mila euro, nessuna detrazione per i redditi Isee superiori
  • Da 551 a 650 euro di rendita catastale: esenzione totale sotto i 7mila 500 euro, 30 euro di detrazione per redditi da 7mila 500 a 10mila euro, nessuna detrazione per redditi Isee superiori
  • Oltre 650 euro di rendita catastale: 120 euro di detrazione per i redditi fino a 7mila 500 euro, nessuna detrazione per quelli superiori.

Fissate anche le altre aliquote per seconde case (l’aliquota base è del 3.3 per mille), fabbricati e altri immobili. Tra i casi più significativi, per gli immobili ad uso produttivo, gruppo catastale D l’aliquota si compone di un 7.6 per mille che è la quota per lo Stato più il 3 per mille che invece è la quota destinata al Comune. Per gli immobili ad uso produttivo funzionali ad aziende cessati e privi di utenze, l’aliquota è del 7.6 per mille più l’1 per mille. Scompare la quota da versare al Comune infine per gli immobili ad uso produttivo, sempre categoria D, funzionali ad aziende che negli ultimi 2 anni abbiano assunto a tempo indeterminato uno o più lavoratori. Alle unità immobiliari concesse in locazione a canone concordato (comprese quelle concesse a studenti universitari) e a quelle concesse in uso gratuito fino al 1° grado è stata applicata un’aliquota del 7.6 per mille. Aliquota che sale al 10.6% per quelle concesse in locazione a canone libero. Infine, l’aliquota per fabbricati di interesse storico, quelli inagibili o inabitabili, l’aliquota è del 7.6 per mille, dell’1 per mille per i fabbricati rurali a uso strumentale, mentre scompare l’imposta sulle aree edificabili. La scadenza per il pagamento della Tasi è il 16 dicembre.

LA TARI – Sul fronte della nuova Tari, la tassa sui rifiuti che sostituisce la Tares, le aliquote non sono state ancora fissate ma uno spiraglio per un abbassamento delle tariffe arriva dal Pef (il Piano Economico Finanziario del Servizio di Igiene Ambientale) che per quest’anno presenta una riduzione di circa 700mila euro – il Pef è di 11 milioni 595mila euro – grazie allo “slittamento” al prossimo bilancio di costi come quelli dei crediti inesigibili, sugli ammortamenti e altre somme relative alla gara per il servizio rifiuti a Giulianova o la causa per il licenziamento dell’ex dirigente Di Liberatore. In più ci sono i 300mila euro di finanziamento regionale per il potenziamento della raccolta porta a porta. Anche il Pef passerà oggi al vaglio della quinta commissione e poi approderà in Consiglio venerdì prossimo per l’approvazione, insieme alle tariffe della Tari. Già certi, intanto aumenti per banche, ospedali, caserme e case di riposo in modo da liberare risorse da destinare a uno sgravio per cittadini e famiglie.

QUANDO SI PAGA LA TARI – In ogni caso, le scadenze fissate per il pagamento della Tari (dopo la prima rata del 35% a fine giugno) sono il 5 ottobre (ancora una quota del 35%) e il 30 novembre per il saldo del restante 30 novembre. L’anno prossimo il sistema entrerà a regime e le scadenze decise dal Comune sono quattro: il 25% della Tari dovrà essere pagato entro il 28 febbraio, la seconda rata del 25% scadrà il 30 aprile, una terza scadenza, sempre per il 25% del totale, è il 30 giugno. Il saldo del restante 25% andrà versato entro ottobre. Le bollette saranno recapitate ai contribuenti a partire da gennaio. Decisa anche la formula della rateizzazione, fino a 36, per chi ha somme in accertamento, da un minimo di 4 rate per chi deve da 150 a 500 euro ad un massimo di 36 rate per chi ha un debito superiore a 30mila euro (in questo caso è necessaria una fidejussione).

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