Fine della finanza abruzzese: Bankitalia commissaria anche la Carichieti. Arriva ancora Sora

CHIETI – C’era  una volta il sistema bancario abruzzese. Spazzato via dagli ispettori Bankitalia. Dopo Tercas e Caripe e il passaggio di Carispaq alla Bper, anche Carichieti cade sotto la scure di via Nazionale: anche l’istituto bancario teatino è stato commissariato e il pieni poteri per gestire il "risanamento" leggasi passaggio a miglior vita con (s)vendita a qualche altra grossa banca a chi è stato affidato? Al ragionieri Riccardo Sora, che nella storia della finanza di questa regione resterà come il ‘super commissario’, essendo a fine mandato con lo stesso ruolo in Tercas e Caripe, dopo avelo ricoperto per oltre due anni nel primo caso e da pochi mesi nel secondo. Un esperto di materia bancaria abruzzese, dunque, gestore del passaggio di ben due istituti "a costo zero" alla Popolare di Bari, con buona pace dei decine e decine di azionisti teramani ritrovatisi con azione del valore minore di carta da fotocopie.

Sora in sella a Chieti. Che Carichieti non navigasse in buona acque era fatto noto, ma che il peggio fosse passato era convinzione abbastanza diffusa negli ambienti dell’istituto di via Colonnetta. E invece oggi la comunicazione ufficiale della Banca d’italia che ha sostituito il consiglio di amministrazione presieduto da Mario Falconio e il collegio sindacale. Adesso la banca è governata da Sora commissario e da un comitato di sorveglianza composto dall’avvocato Paolo Benazzo, professore ordinario di Diritto commerciale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Pavia, dalla professoressa Maria Teresa Bianchi, dottore commercialista, revisore contabile e professore associato di economia aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e dal professor Marco D’Alberti, ordinario di diritto amministrativo alla "Sapienza".

Stessa dinamica di Tercas. Non c’era da attendersi un commissariamento, stando alla relazione ispettiva di Bankitalia. Anzi. C’erano alcune cose da mettere a posto, nè più ne meno che quelle di altre banche, ma non il default della governance. Esattamente come per la Tercas. Anche in questo caso la sottolineatura è a una serie dicrediti ‘deteriorati’ e dunque inesigibili.

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