Imu e Tasi, stangata in arrivo per le imprese teramane

TERAMO – Le imprese teramane tra le più tartassate d’Italia a causa dell’azione combinata dell’Imu e della nuova Tasi. La tassazione sui capannoni passa infatti dai 1743 euro pagati l’anno scorso per l’Imu e la maggiorazione Tares (la vecchia tassa sui rifiuti) ai 1927 che le aziende dovranno versare in media entro il 2014 per l’Imu e la famigerata tassa sui servizi indivisibili. L’incremento è di 184 euro, con un secco più 11%. A livello nazionale, Teramo si piazza al nono posto tra le città con i rincari più alti. A rivelarlo è l’ufficio studi della Cgia di Mestre (l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese) che ha messo a confronto gli aggravi registrati in 80 Comuni capoluogo di provincia sulla base dei dati della fondazione Ifel (l’istituto per la Finanza e l’Economia locale istituita dall’associazione nazionale dei Comuni italiani), del ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia delle entrate.

RISPETTO AL 2011 L’AUMENTO DEL 79% – Il rapporto prende in considerazione anche l’aumento rispetto al 2011, ovvero l’ultimo anno in cui si è pagata l’Ici. In questo secondo caso, il salasso per le imprese teramane è ancora più evidente: in tre anni la tassazione sale addirittura di 852 euro, con un aumento pari al 79%. In In Italia, gli incrementi più pesanti si registrano a Pisa (+31%, pari ad un aumento medio di 791 euro), Brindisi (+18%, + 2.314 euro) e Treviso (+17% che si traduce in un rincaro di + 321 euro). Gli imprenditori che, invece, beneficiano della riduzione fiscale più significativa sono quelli che possiedono capannoni a Nuoro (-14%, pari a -147 euro), Modena (-15% – 309 euro) e Siracusa (-15%, – 463 euro). In linea generale, la tassazione sui capannoni secondo la Cgia di Mestre aumenta in 3 Comuni capoluogo su 4. Per l’anno in corso l’aliquota Imu sui capannoni può oscillare da un valore minimo del 7,6 per mille a un valore massimo del 10,6 per mille. Quella della Tasi, invece, da zero al 2,5 per mille.

L’indagine dell’associazione veneta prende in considerazione le decisioni prese dagli 80 Comuni capoluogo di Provincia che per l’anno in corso hanno stabilito e pubblicato sul sito del Dipartimento delle Finanze (entro il 24 settembre) le aliquote Imu e Tasi da applicare ai capannoni (categoria catastale D1). Gli importi versati sono quelli al netto del risparmio fiscale dovuto alla parziale deducibilità dal reddito di impresa dell’Imu (pari al 30% dell’imposta nel 2013 e al 20% dal 2014) e alla totale deducibilità della Tasi e della maggiorazione Tares. Inoltre, sono state utilizzate le rendite catastali medie presenti in ciascun Comune capoluogo. Poco più di una settimana fa, sempre la Cgia di Mestre aveva rilevato come la città di Teramo fosse tra le più care d’Italia (tra il 10° e l’11° posto) nella graduatoria dei Comuni con i rincari più alti a carico dei proprietari di prime case, in seguito al passaggio dalla “vecchia” Imu 2012 alla nuova Tasi

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