Esplosione all'asilo, chiesti 5 rinvii a giudizio

TERAMO – Sono cinque le richiesta di rinvio a giudizio che il pubblico ministero Stefano Giovagnoni ha firmato a conclusione dell’indagine sull’esplosione della centrale termica dell’asilo di Piano d’Accio, verificatasi il 3 ottobre dello scorso anno. Le persone indagate per le quali la procura vuole il processo sono tutti a vario titolo dipendenti della cooperativa modenese Cpl Concordia, l’azienda che si occupa della manutenzione e della sicurezza della scuola di Piano d’Accio: si tratta di tre dirigenti, tra i quali il presidente e due membri del consiglio di amministrazione e due membri del Cda, e di due tecnici. L’ipotesi di reato formulata è di disastro colposo. L’esplosione si verificò nel tardo pomeriggio e per fortuna avvenne in un edificio ormai vuoto: i bambini erano usciti appena qualche ora prima. I rilievi tecnici seguiti alla deflagrazione, che sventrò l’edificio in quasi tutti i locali al pianterreno, evidenziarono l’origine nel vano caldaia. Nel mirino degli inquirenti era finita subito una valvola, un riduttore di gas situato in una cassetta all’esterno del locale caldaie, il cui cedimento aveva provocato la saturazione del vano che ospitava la centrale termica: un locale che, avrebbe accertato l’inchiesta, non era a norma, per via dell’assenza di una adeguata aerazione, con una griglia insufficiente. La fiammella di un boiler accesa all’apertura dell’acqua calda di un rubinetto innescò l’esplosione. La società Cpl Concordia dal 2012 gestisce la sicurezza dell’istituto per conto del Comune di Teramo.

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