Dopo San Domenico, anche le chiese di Rapino e Rocciano restano "orfane" dei frati

TERAMO – Monsignor Michele Seccia, vescovo della diocesi di Teramo e Atri è intervenuto in una nota sulla chiusura al culto della chiesa di San Domenico, ma anche sul problema della parrocchia di Rapino e della Cappellania di Rocciano di cui erano amministratori i frati francescani dell’Immacolata che hanno lasciato la Casa Mariana di Teramo dall’11 di febbraio per disposizione del Commissario Apostolico. Il vescovo di Teramo-Atri, Mons. Michele Seccia, ha delegato il parroco della Cattedrale di Teramo, don Aldino Tomassetti, per le “consegne di rito” e per la custodia dell’immobile di corso Porta romana. I Frati francescani, spiega una nota diffusa dalla curia, erano arrivati a Teramo nel 2007, a seguito della convenzione stipulata con la diocesi e avevano assicurato la cura pastorale della Chiesa di San Domenico e successivamente anche quella di Rocciano e Rapino. Per effetto delle disposizioni del commissario apostolico la Chiesa di S. Domenico resterà, temporaneamente chiusa, in attesa di trovare una soluzione che assicuri il ripristino dei servizi anche nelle chiese lasciate scoperte. “Sarà mia premura, nonostante le difficoltà siano tante a motivo della scarsità di sacerdoti – ha dichiarato rammaricato monsignor Seccia – verificare le possibili soluzioni atte a riaprire appena possibile la Chiesa di S. Domenico ed assicurare la cura pastorale alle comunità di Rocciano e Rapino”. “Ringrazio profondamente – ha aggiunto – i Frati Francescani dell’Immacolata e i loro superiori per il prezioso servizio reso alla Comunità della Chiesa di San Domenico ed alla Diocesi, consapevole che continueranno a fare bene nei luoghi dove il loro Ordine li vorrà destinare”.

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