TERAMO – Il rogo è durato tutta la notte, guardato a vista da pompieri, forestale e protezione civile. Un fronte di fuoco che sul posto preoccupava non poco coloro chiamati a domarlo ma che a valle ha costituito invece curiosità e fuoriprogramma da Bellante fino a San Nicolò e oltre. Dalla Teramo-mare la visuale era drammatica: lingue di fuoco in basso a livello del fiume, in alto una cornice rosso-arancio a testimoniare l’iniziale linea di attacco delle fiamme. Il buio ha favorito l’alimentarsi del rogo, sospinto dal vento che incessantemente e con diverse direzioni ha spostato l’incendio da zona a zona della stessa collina. Gli uomini dei vigili del fuoco, della Forestale e della Protezione civile hanno potuto solo bagnare il confine del rogo, scavare linee tagliafuoco e aspettare che la forza delle fiamme si spegnesse. Ci sono volute ore e ore, quasi fino all’alba. Adesso ci contano i danni: tutto attorno è incenerito, dalle sterpaglie ai più preziosi ulivi, alla macchia mediterranea, a campi a grano dove la trebbiatura era cominciata o stava per cominciare. Le proprietà (Di Sante e Appicciafuoco in particolar modo) ‘piangono’ la scomparsa di uliveti secolari, curati e lasciati in eredità da famigliari ieri molto attenti alle colture e alla proprietà, e qper questo dal grande valore affettivo. Per questo è ancora più serrata la caccia ai piromani. C’è infatti una firma dell’uomo sui roghi che ieri hanno messo in ginocchio i boschi attorno al capoluogo, da Colleparco a Villa Ripa, passando ancora per Roiano e poi a San Nicolò, tra Canzano e Castellalto.
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