Abruzzo Engineering: a rischio il lavoro per 70 dipendenti di Teramo, Chieti e Pescara

L’AQUILA – “Sul salvataggio di Abruzzo Engineering, fortemente voluto dalla maggioranza di centrosinistra, avevamo sollevato numerose perplessità e criticità, segnalando anche quelle espresse dagli stessi uffici regionali. A oggi la situazione è tutt’altro che risolta”. E’ quanto dichiara il Presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo (Fi). “Innanzitutto – prosegue Febbo – è stato stilato un Piano industriale che ancora non viene visionato da tutte le sigle sindacali ed ancora oggi non è stato adottato dal collegio dei liquidatori, a dimostrazione che l’urgenza invocata era alquanto pretestuosa. Nel mese di giugno la maggioranza, per volontà dell’attuale vice presidente Lolli, aveva portato sul tavolo regionale in soli 10 giorni le sorti di Abruzzo Engineering sancendo il salvataggio dell’Azienda. Dopo uno scontro tra le sigle sindacali che optavano per l’eliminazione dei superminimi e dei quadri aziendali, si è giunti ad una soluzione che prevedeva una pseudo riduzione dei costi aziendali mantenendo i quadri e riducendo solo i superminimi ( cioè una gratificazione oltre lo stipendio) ridotto solo del 50%. A oggi purtroppo c’è il concreto rischio che circa 70 lavoratori, delle province di Chieti, Pescara e Teramo, che fino a oggi hanno usufruito della Cig (da almeno 5 anni per mancanza di commesse sulla ricostruzione), non vengano reinseriti in un contesto lavorativo. Dei 180 dipendenti, circa 100 saranno utilizzati negli uffici della Ricostruzione (ovvero uffici del Comune dell’Aquila e Genio Civile dell’Aquila); gli altri dovrebbero essere reinseriti a seguito dell’approvazione di 2 progetti: uno riguarda la riorganizzazione del Genio Civile al quale verranno riassegnate competenze in termini di autorizzazione sismica (lavorerebbero presso gli uffici di Chieti, Lanciano  Pescara e Teramo), l’altro invece, ancora in stato embrionale, prevede la digitalizzazione degli atti amministrativi. Entrambi i progetti sono ancora in una fase preliminare, soprattutto il secondo, per questo le risorse umane da riassorbire rimarrebbero senza occupazione considerando che la Cassa integrazione era autorizzata fino al 31 maggio 2015. In Abruzzo Engineering avrebbero ipotizzato il ricorso al contratto di solidarietà per altri 3 mesi previa autorizzazione dell’Inps che però potrebbe non arrivare. Senza fondi a disposizione quindi e senza progetti operativi, quale sarà il destino di questi lavoratori? Inoltre,  le convenzioni con il Comune dell’Aquila sono scadute a gennaio. Per questo l’Ufficio per la ricostruzione (Usra) ha chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato in merito alla nuova convenzione che andrà stipulata per permettere ai lavoratori di tornare al loro posto e la decisione è attesa per la fine del mese. Intanto per non incorrere nel danno erariale, solo 26 dipendenti continuano la loro attività proprio presso l’Usra; a questi si aggiungono i 10 impegnati presso la sede di Abruzzo Engineering mentre tutti gli altri a oggi sono a casa. A quanto pare, in questi giorni, si starebbe cercando di nominare un direttore generale proveniente dalla Regione (si ipotizza la stessa Gerardis)  che possa in qualche modo agevolare i meccanismi farraginosi dell’amministrazione con lo scopo di interessare personaggi, tecnici ed altri per accelerare la tempistica che porti Abruzzo Engineering ad essere operativa in pochi giorni almeno nei progetti individuati ed in parte già finanziati. Non dimentichiamo che è stata prevista nel mese di dicembre l’uscita di AE dalla liquidazione, quindi con lo scioglimento del gruppo di liquidatori, pertanto – conclude Febbo – sarebbe opportuno intervenire con l’urgenza assicurata da Lolli&Compagni su alcuni sprechi aziendali come: chiusura della sede oggi affittata nei locali di uno dei liquidatori ed individuare una struttura della Regione (a costo zero); eliminazione di molti quadri aziendali tramite accordo sindacale che porterebbe alla riduzione dei costi e alla ricollocazione come semplici dipendenti;  eliminazione totale delle gratificazioni dei superminimi che risultano ancora troppo elevate dopo i tagli parziali del giugno scorso tramite accordo sindacale;  individuazione di un dirigente della regione che possa gestire (a costo zero) l’azienda; inoltre ribadiamo l’attuazione del controllo con apposita commissione regionale come è previsto per le società partecipate”.

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