Buone e cattive pratiche nella mobilità al centro di un dibattito dell'ordine degli architetti

TERAMO – Pianificazione della mobilità urbana: l’ordine degli architetti di Teramo concentra l’attenzione sugli utenti "deboli" della strada, messi al centro di un ciclo di tre seminari che si sono conclusi sabato dove architetti, tecnici dei comuni e semplici appassionati si sono confrontati con normative, buoni e cattivi esempi, relativi agli spazi per i pedoni e i ciclisti. Organizzato dall’Ordine degli Architetti con il patrocinio della Provincia di Teramo e della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, gli incontri hanno visto avvicendarsi sul palco della sala polifunzionale della Provincia di Teramo Luciano Cera, redattore del piano urbano del traffico di Teramo, Paola Di Mascio e Maria Vittoria Corazza, dell’Università La Sapienza di Roma. Dagli incontri sono state messe in luce le oggettive carenze di progettazione, anche nelle città della provincia di Teramo, degli spazi per pedoni e biciclette, con investimenti spesso utilizzati per la realizzazione di percorsi ciclabili che non rispettano le norme dettate dal Codice della Strada e con spazi urbani sempre più utilizzati per il parcheggio e la circolazione degli autoveicoli e sempre meno dedicati ai pedoni. "Il problema della mobilità urbana ed extraurbana – ha dichiarato Di Marcello, consigliere dell’Ordine e organizzatore del ciclo di incontri – non si ripercuote solo sulle infrastrutture e sugli spazi della città, ma ha anche risvolti sociali, in quanto gli spazi della collettività vengono sottratti ai ruoli propri della città, che sono quelli dell’incontro, dello stare insieme, del creare uno spirito di collettività. Le auto un tempo simbolo di velocità e efficienza, sono sempre più causa di un rallentamento degli spostamenti, e passano la maggior parte della loro "vita" parcheggiate su aree pubbliche, sottraendo spazio ai cittadini e ad altre funzioni più utili" "Ruolo degli architetti – conclude Raffaele Di Marcello – è pianificare già neiPprg il ruolo della mobilità, privilegiando l’andare a piedi o in bicicletta, riservando al mezzo privato gli spostamenti di ampio raggio dove non è possibile utilizzare il mezzo pubblico".

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