L'artigiano teramano ucciso a coltellate perchè non voleva tornare con lei

ROMA – Ha confessato l’amante albanese, che voleva riprendere una relazione interrotta tempo prima, ma che l’idraulico teramano Corrado Valentini, 60 anni, originario di Montorio, non voleva riallacciare. Cosa sia successo dentro l’abitacolo di quel Fiat Doblò parcheggiato in piazzale della Lucertola a Marina di San Nicola di Ladspoli dovrà spiegarlo Mihali Teuta, la 65enne casalinga straniera che vive a Ladispoli, al magistrato che dovrà ascoltarla nell’udienza di convalida del fermo di polizia giudiziaria per omicidio volontario e tentata distruzione di cadavere.

I due sono arrivati insieme nella piazza a bordo del furgoncino, hanno parcheggiato, ma dopo 15 minuti la donna è uscita da sola, mentre dall’abitacolo partiva una fiammata. In quel breve lasso di tempo, l’albanese ha colpito alla gola con un coltello da cucina l’artigiano e poi gli ha dato fuoco. Un delitto filmato dalle telecamere. I due in passato avevano avuto una relazione e recentemente avevano ripreso a sentirsi e probabilmente a vedersi. Ma forse l’uomo non era convinto di riprendere il rapporto. Da qui il folle gesto della donna. La straniera all’inizio ha provato a negare ma poi ha confessato e ha fatto anche trovare il coltello da cucina che le era servito per uccidere il suo amante, il cui corpo è stato trovato in parte carbonizzato. Nel primo pomeriggio di giovedì, la centrale operativa della compagnia di Civitavecchia è stata avvisata dai carabinieri della stazione di Ponte Galeria che avevano segnalato la possibile presenza nel comune di Ladispoli, dell’artigiano di cui era stata denunciata dalla moglie la scomparsa nella serata di mercoledì. Verso le 16 i carabinieri hanno rintracciato il furgone dell’idraulico, un Fiat Doblò in piazzale della Lucertola: all’interno c’era il cadavere in parte carbonizzato e tanto sangue. Il decesso era avvenuto per una coltellata alla gola. Le immagini riprese dalle numerose telecamere presenti nell’area hanno raccontato che il furgoncino, con a bordo un uomo e una donna, era arrivato intorno alle 17.30 di mercoledì 9 marzo. Poi alle 17.45 era uscita soltanto la donna, irriconoscibile, perché aveva il volto coperto dal cappuccio di un piumino. Contemporaneamente a bordo del furgoncino era partita una vistosa fiammata. Sempre grazie alle telecamere gli investigatori hanno potuto individuare anche in che direzione la donna si era allontanava e questo ha consentito di identificarla. Dopo una iniziale titubanza, la 65enne ha ammesso le sue responsabilità, ha fatto ritrovare l’arma, che aveva ripulito dopo l’omicidio e cercato di nascondere nel furgoncino tra gli attrezzi da lavoro. Ha fatto ritrovare anche gli indumenti che indossava al momento del delitto, di cui in parte si era disfatta lungo il percorso per rientrare a Ladispoli.

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