Dirty Soccer: Catanzaro incompetente, gli atti passano a Napoli. Per il Teramo processo finito?

TERAMO – Tutto da rifare per il processo penale del cosiddetto filone ‘Dirty Soccer’. Nell’udienza dinanzi al gip di Catanzaro per l’incidente probatorio su tablet e cellulari degli indagati, tenutosi questa mattina nel tribunale calabrese, il giudice ha sciolto la riserva accogliendo l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla difesa di Antonio Ciccarone, ex direttore sportivo del Neapolis e primo iscrittonel registro degli indagati dell’inchiesta. Il gip ha disposto la trasmissione degli atti del procedimento alla Procura di Napoli, presumibilmente competente nelle indagini perchè i fatti ascritti a Ciccarone si sarebbero svolti lì. Di conseguenza, tutto il ‘treno’ degli indagati si trasferirà a Napoli e qui la procura, sulla carta, potrebbe ricominciare daccapo il lavoro svolto dalla magistratura catanzarese. Con ovvie ripercussioni sull’esito dell’indagine, in relazione ai tempi. Si tratta però di una storia già vissuta, in quanto l’incompetenza per territorio era stata più volte sollevata, in sede di convalide dei provvedimenti cautelari, dall’avvocato Libera D’Amelio, difensore di Ercole Di Nicola, ex responsabile dell’area tecnica dell’Aquila e di Marcello Di Giuseppe, ex diesse del Teramo. Era all’incirca un anno fa quando esplose il caso delle frodi nelle partite dei campionati nazionali di calcio dalla Serie D alla Lega Pro, con l’interessamento anche di alcune gare dei tornei di Eccellenza della Campania. Un’inchiesta che a livello locale, oltre Di Nicola e Di Giuseppe, riguarda il patron del Teramo, Luciano Campitelli. Per Campitelli e Di Giuseppe, nel rispondere della frode sportiva relativa a Savona-Teramo del 2 maggio, l’effetto diretto fu quello del deferimento da parte della Procura federale, con tutto quello che poi è successo con condanne, penalizzazioni ma soprattutto la revoca del titolo di Serie B conquistato sul campo.

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