«Abbiamo scavato con le mani per salvare la piccola Giulia»

TERAMO – Un anno fa, era il 29 agosto, accanto a un commosso pm Davide Rosati, stringeva in braccio la piccola Katia, due anni e mezzo, che aveva trascorso 18 ore in un boschetto alle porte della frazione di Cusciano di Montorio, tenendo in apprensione una intera comunità. Ieri il sostituto commissario Antonio Bernardi, vice comandante della Polizia stradale di Teramo, quell’emozione intensa l’ha provata di nuovo. Tra soddifazione e commozione, ha pianto pulendo il visino di Giulia, 6 anni appena, sporco di polvere e calcinacci. Lei è stata la prima ad essere estratta viva da quello che resta della sua casa. Ha scavato con le mani Bernardi, assieme al collega assistente di Polizia, Bruno Graziani, il primo con lui a raggiungere nella notte Amatrice, per salvare dalla morsa delle macerie la piccola, ferita nel letto accanto alla mamma e al fratellino maggiore morti: «Con me c’erano i carabinieri e le guardie forestali, tanti cittadini, ci davamo il cambio per farci spazio tra le travi e i blocchi di cemento, tra mobili distrutti e infissi divelti, con il papà che da sotto la colonna di macerie ci guidava per farci capire dove poteva trovari la camera da letto in quella che un’ora prima era la sua abitazione… – racconta Bernardi, la divisa diventata grigia per la polvere -. Piangevo perchè mi sentivo impotente e sapevo che dovevamo fare la corsa contro il tempo senza mezzi idonei per scavare… Eppure ce l’abbiamo fatta e quel faccino spaurito che tornava a vivere, nonostante la tragedia di non aver salvato mamma e fratellino, ci ha ripagato dello sforzo: l’ho presa in braccio e l’ho portata al papà e lei si è avvinghiata, senza volersi staccare nemmeno per salire sull’eliambulanza… Eravamo arrivati da Campotosto dove avevamo verificato la situazione della diga. Il nostro comandante del Dipartimento regionale, la dottoressa Cuccia, ci ha inviato ad Amatrice: abbiamo trovato un macello, il paese non c’era più… solo il campanile, danneggiato e senza più le campane, aveva resistito…». E’ stata una giornata eroica ma triste per il poliziotto teramano, fatta di alti e bassi, dalle 12 persone salvate «e portate alle ambulanze sopra delle barelle improvvisate, fatte con le persiane delle abitazioni distrutte», alle 11 vite spezzate dal sisma e, una volta recuperate, «composte pietosamente in un’area protetta che ho individuato al momento per cercare di dare un’organizzazione alla concitazione delle prime ore, in attesa della macchina dei soccori – ha spiegato il commissario Bernardi – che quando è scattata è stata imponente, ancor più e meglio organizzata di quella dell’Aquila».