L'Università indossa i guantoni, D'Amico: «Attrattività e cantieri le nostre sfide» INTERVISTA

TERAMO – Sarà un 2017 con "i guantoni da pugile", per l’Università di Teramo, impegnata in una duplice sfida recuperare sul fronte dell’attrattività e avviare o completare quei cantieri che ne sugellino definitivamente il ruolo di battistrada per una resurrezione cittadina che la città aspetta da tempo. La metafora sportiva il rettore Luciano D’Amico l’ha tirata fuori quando inevitabilmente, in un incontro augurale per il suo compleanno, occasione per aggiustare il tiro sulla valanga di cifre della classifica stilata da Il Sole 24 ore, è tornato sul "grande rifiuto" della cabinovia. Che sarebbe andato avanti da solo, D’Amico, lo aveva detto a ciare lettere e lo farà: «Entro il 2017 prevediamo di dare il via ai lavori per l’ex manicomio e il completamento del polo Agro-bio-veterinario  – ha detto il rettore – ed entro il 2020 il polo universitario avrà concluso il suo percorso di modifica radicale dell’offerta formativa, perchè nel frattempo lavoreremo ai nuovi contenuti». E quanto all’altra sfida, quella sul ‘mercato della conoscenza’, non ci sono dubbi: aldilà del refuso sulla tabella del quotidiano economico laddove ha assegnato 6 posti in meno nella classifica degli atenei pubblici, quando i realtà ne è uno solo (la posizione reale è al 33esimo posto nazionale), UniTe pur ritenendosi soddisfatta dal bilancio recente, deve lavorare su alcuni indicatori, primo fra tutti l’essere appetibile per gli studenti. Le cinque posizioni perse in questo ambito sono significative, nonostante gli ampi sforzi della gestione D’Amico.  Ma a sostegno del lavoro da svolgere, ci sono dettagli che regalano grande fiducia: a cominciare dalla qualità della ricerca, fotografata dall’ormai famigerato e tenuto acronimo VQR, su cui si basa anche il calcolo della quota di finanziamento governativo. La buona notizia, sintesi della qualità dell’ateneo, è la conferma della somma destinata a UniTe, attestatasi a 25,4 milioni di euro e dove 5,3 sono di quota premiale. E le sintesi fornite da Il Sole 24 ore non sono poi in definitiva malaccio: le frecce rosse di retrocessione, sono 3 su 12, e riguardano attrattività (da 27 a 32), stage (da 35 a 44) e occupazione (da 32 a 53, ma che no considera che nelle lauree umanistiche, a un anno dall’uscita dall’ateneo, i potenzali avvocati o magistrati sono alle prese con fasi ancora pre-lavorative). Favorevoli sono invece altri 9 parametri, alcuni dei quali decisamente in ascesa, come il voto degli studenti (da 21 a 11), qualità della produzione scientifica (da 32 a 26), competitività della ricerca (da 37 a 30), efficacia (da 27 a 18) e borse di studio erogate al 100 per cento (da 30 a 1 al pari di altri atenei). E qui la chiosa che riporta al discorso iniziale sulle sfide: all’indicatore dispersione (che tiene conto degli studenti al primo anno che non si iscrivono al secondo), sebbene ci sia un miglioramento di una posizione (da 53 a 52) si potrebbe aprire un altro discorso ma il campanello suona er tutti, a cominciare dal contesto urbano in cui l’università cresce alimentandosi di un rapporto simbiotico. Ecco appunto, ricordate il famoso j’accuse sulla città "non universitaria"?  

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