Chiodi: «Per le scuole utilizzate i 230 milioni nel cassetto e organizzate subito i Musp»

TERAMO – "Varare misure urgenti, misure speciali, ed accelerare i processi già avviati proprio a partire dal 2009, in particolare ultimare il piano "Scuole sicure" che ha coinvolto 110 comuni con una dotazione complessiva di 230 milioni di euro che sono disponibili sul conto degli uffici speciali per la ricostruzione ma inutilizzati". Rompe il silenzio il Governatore emerito Gianni Chiodi, per inserirsi in una discussione, quella post emergenze, che è destinata ad arroventare il clima non solo politico di questa regione e del Teramano in particolare, alle prese con i guasti del maltempo e con l’ormai cronico dilemma delle scuole sicure o no rispetto al sisma. Sottolineando che «qualcosa non ha funzionato a livello comunicativo e operativo, a livello di organizzazione delle risorse anche umane messe in campo, e non parlo certamente dei volontari», Chiodi avverte che «i danni per la nostra regione sono stati ingenti, tanto che è in pericolo l’intero assetto economico abruzzese».""

Se fino ad oggi «le lungaggini burocratiche» non hanno permesso la realizzazione del piano ‘Scuole sicure’ e i soldi sono rimasti nel cassetto, il Governatore emerito ribadisce che nel frattempo servono provvedimenti speciali «per garantire le funzioni delle scuole e degli edifici pubblici dei territori più a rischio» e il suo riferimento è ai Musp, «che oltre che sicuri ed accoglienti – dice -, sono realizzabili in pochissimo tempo». «Non è più accettabile – spiega Chiodi – che si possa pensare ancora di avere nell’Alto Aterno, nel Teramano, nella Marsica o nella Valle Peligna scuole, la maggior parte delle quali ha indici di vulnerabilità compresi tra il 20 e il 50 per cento, quindi non in grado di resistere a sismi di media entità».

«Oggi il Presidente D’Alfonso – incalza Chiodi –  ci deve dire quante delle risorse fumosamente annunciate nel Masterplan saranno veramente disponili per i prossimi tre anni, in modo che possano esse reimpiegate nella messa in sicurezza di edifici pubblici e privati e in prevenzione dei rischi idrogeologici, abbandonando la strada delle promesse irrealizzabili e delle infrastrutture inutili».

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