Dai Laboratori: «Non è chiaro come il diclorometano sia finito nell'acqua»

TERAMO – «Le indagini condotte dall’Istituto nazionale di fisica nucleare sulle strutture di propria competenza non permettono di spiegare ad oggi come il Diclorometano evaporato abbia raggiunto le acque raccolte dalle tubazioni dell’acquedotto». Per la prima volta dopo l’incidente dello scorso 30 agosto nei pressi del pozzetto di captazione 1917 della Ruzzo Reti, dal Laboratori del Gran Sasso arriva una nota di spiegazioni. Che non riesce a chiarire coe mai il diclorometano fosse lì ma che in qualche modo ricostruisce cosa sia accaduto, replicando a Forum H2O su alcuni aspetti di quanto evidenziato: «Nessuna delle attività di ricerca che i Laboratori nazionali del Gran Sasso svolgono produce scorie nucleari. È quindi scorretto riferirsi alle attività dei Laboratori parlando di “esperimenti nucleari” e paventarne i rischi connessi.
«I Laboratori – si legge nella nota diffusa – non utilizzano sostanze radioattive per l’attuazione dei propri esperimenti che hanno come obiettivo l’osservazione di fenomeni naturali rarissimi, e l’uso diffuso di sostanze radioattive sarebbe quindi in contrasto con le ragioni scientifiche, che rendono i Laboratori uno dei luoghi a più bassa radioattività al mondo».
Quanto all’incidente dello scorso mese di agosto: «La presenza di una concentrazione di diclorometano non è stata conseguenza di uno sversamento ma durante l’operazione di rimozione di un collante da alcuni cristalli di un esperimento, una minima quantità di diclorometano è evaporata. Poiché la quantità di solvente rilevata era molto limitata (inferiore di 1500 volte alla concentrazione di probabile effetto nullo in acqua dolce, e di 60 volte inferiore alla concentrazione raccomandata per le acque potabili), non sussistevano le condizioni per l’attivazione di piani di emergenza in conseguenza dei quali è prevista la comunicazione alle autorità competenti. L’anomalia è stata comunque gestita dalla Asl di Teramo in base al principio di precauzione, che a tutela massima della popolazione ha portato alla sospensione della captazione».

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