Falconi (Siap): «Istituire alla Mobile una sezione con i colleghi della Postale»

TERAMO – Quel patrimonio di professionalità rappresentato dai colleghi della Sezione di Teramo della Polizia postale e delle Telecomunicazioni va conservato all’interno della squadra mobile, costituendo un’apposita sezione per il contrasto ai reati informatici. Nella discussione, i molti casi vana e condita di politichese, sulla riorganizzazione delle sezioni della Polizia postale sul territori italiano, che mette a rischio quella teramana, arriva dal segretario provinciale del Siap – il Sindacato italiano degli appartenenti di polizia -, Ennio Falconi, la proposta operativa più interessante per certi versi fattibile. Lo scrive egli stesso in un nota inviata ad istituzioni e politici: «Nonostante l’organico ristretto (passato da 9 a 6 dal 2009 a oggi) la Polizia postale di Teramo ha effettuato ben oltre 200 arresti e oltre 400 denunce in stato di libertà, risultando tra le 3 Sezioni più operative in Italia». Falconi, che pure è conscio come sarà difficile fermare il trend manifestato dal Dipartimento, si appella a «tutti coloro che hanno interesse ad avere ancora all’opera questi brillanti “specialisti” a voler interessarsi presso il competente Ministero dell’Interno affinché, almeno o quanto meno, i sei colleghi della Sezione Polizia Postale di Teramo, come richiesto già dal Siap e dagli altri sindacati del cartello nel corso dell’incontro del 5 aprile, vengano collocati presso la Squadra Mobile della Questura di Teramo in un’apposita Sezione che dovrà essere ivi necessariamente istituita per il contrasto dei reati informatici»
Deve essere obiettivo di tutti, e in particolare del questore di Teramo, Enrico De Simone, «dimostratosi sempre molto attento – dice Falconi – alle necessità dei cittadini ed alle esigenze dei poliziotti», attuare in merito tutte le iniziative di pertinenza al fine di non far apparire «la realizzazione del programma in questione quale sostanziale ripiegamento del Sistema Sicurezza del Paese facendo contemporaneamente ed impropriamente percepire al cittadino un’accentuazione della percezione di insicurezza».

 

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