Nel ricordo dei partigiani, il monito all'unità e alla difesa della patria solidale

TERAMO – La ricordo deferente alla Liberazione di un Paese oppresso che oggi ancor più sente la necessità di una unità di intenti, passa attraverso il filo conduttore di tre monumenti simbolo a Teramo: quello ai caduti della resistenza in piazza Libertà alla Madonna delle Grazie, quello ai caduti di tutte le guerre, a viale Mazzini e quelli dei martiri teramani, alla Villa Comunale Bandini.
E’ un momento che si ripete da 72 anni, solenne e intenso. Oggi, grazie all’Anpi di Teramo, questa tradizione nel giorno del 25 aprile si è rinnovata con il monito a tener fede a quella esperienza e continuare a custodirne gelosamente l’insegnamento. «Fiducia nelle istituzioni e sui valori vitali che consentirono all’epoca di venire fuori da quella sanguinosa guerra che fu il secondo conflitto mondiale – ha detto il prefetto Graziella Patrizi -, che ha però portato alla democrazia e ai valori fondanti della Repubblica trasfusi poi nella Costituzione».
Un appello all’unità è arrivato dal vicesindaco di Teramo, Mirella Marchese, con la fascia tricolore a rappresentare l Comune in questo momento senza sindaco, perchè dimissionario. «Non dovete lasciarci soli in questo momento particolare che è sotto gli occhi di tutti dopo le calamità dei mesi scorsi: in questo momento in cui si ricorda la ritrovata libertà dei paesi oppressi, bisogna fare di tutto per tornare tutti uniti, ad ogni livello, per far sì che in una parte del nostro paese si torni a vivere, che si torni a guardare con ottimismo al futuro».
Il presidente della Provincia, Renzo Di Sabatino, ricorda di prendere esempio dai partigiani teramani caduti nella Resistenza, «che sono non solo i nostri eroi – ha detto -, ma ho usato un termine un pò desueto, quello di patrioti e di patria: ma la patria che ci hanno consegnato è una patria che non è quella, nè quella nazifascista nè quella dei nuovi populismi di oggi, è una patria inclusiva, solidale, è una patria che si apre al mondo, che ha tanti giovani per esempio in giro per l’Europa dove non si sentono ospiti ma a casa loro perchè ci studiano, ci lavorano o hanno degli affetti».

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