Pensare le città a misura di bambino, il messaggio di Onde Libere e Rifiuti Zero

TERAMO – Rivitalizzare gli spazi cittadini semplicemente vivendoli. La dimostrazione concreta di come si possa restituire dignità anche alle zone ignorate con la presenza di cittadinii è stata l’iniziativa "Una città a misura di bambino" messa in campo dallo studio di architettura Archit.Etica in collaborazione con le associazioni Onde Libere e Rifiuti Zero Abruzzo in corso Porta Romana, nell’area residuale all’incrocio con via Trento e Trieste. 

Lo spazio pubblico, luogo la cui importanza è spesso dimenticata, è stato diviso come fosse una casa con le stanze per invitare i cittadini ad osservare e vivere ciascun luogo della città proprio come fosse casa loro: i marciapiedi come ingressi, le strade come corridoi, le piazze come salotti, i parchi come divani su cui leggere o rilassarsi… L’iniziativa ha inteso dimostrare come superare «la città quale somma di luoghi specializzati – commentano gli organizzatori -, dove la separazione degli spazi ostacola l’incontro, e quindi l’empatia e la solidarietà, genera individualismo, e quindi disinteresse ed apatia, e produce noia per i bimbi ed i ragazzi che non hanno luoghi dove intrattenersi. L’impossibilità dei bambini di giocare per strada, come si faceva fino a vent’anni fa, ha un costo personale e sociale molto alto perché pregiudica la formazione di adulti responsabili, consapevoli e, soprattutto, sereni».

«Pensare una città a misura di bambino non vuol dire difendere i diritti di una componente sociale, ma vuol dire abbassare l’ottica, prima dei cittadini e poi dell’amministrazione, fino all’altezza del bambino per non perdere di vista nessuno e quindi neanche i diritti e le esigenze delle altre categorie sociali più deboli: anziani, disabili, giovani, disoccupati… Anche a Teramo – è il messaggio lanciato dall’iniziativa di Onde Libere e Rifiuti Zero – come in altre realtà internazionali, europee, ma anche italiane, è possibile avere cittadini con il coraggio di ridare vita a zone marginali e degradate della città, ma anche di far rivivere diversamente il Centro Storico. Queste realtà hanno manifestato alle autorità un modo differente di vivere negli spazi urbani, stimolandoli nel loro operato».

«Dimostriamo che non ci sono solo le esigenze degli automobilisti da rispettare, ma che i bambini hanno il diritto di giocare, che i disabili hanno il diritto di non vivere prigionieri nelle abitazioni e che tutti noi abbiamo il diritto di vivere nella bellezza».

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