Un ritorno al passato per l'Arma del futuro. I sindaci premiano i comandanti di stazione FOTO

CAMPOBASSO – Un ritorno al passato che  comunque guarda al futuro. Abruzzo e Molise, due regioni, unite dal Tricolore e dalla bandiera dell’Arma dei Carabinieri. Oggi alla Scuola allievi ‘E. Frate’ di Campobasso la cerimonia per il 203/o anniversario di fondazione dell’Arma alla presenza delle più alte cariche civili, militari e religiose. I due governatori, Luciano D’Alfonso e Paolo di Laura Frattura, i sindaci dei sei capoluoghi di provincia, oltre a tanti ufficiali, sottufficiali, carabinieri, allievi che si stanno formando nella Scuola di Campobasso e numerose famiglie.

Il premio dei sindaci di Alba e Giulianova. Dopo lo schieramento dei reparti sono stati tributati gli onori ai gonfaloni dei Comuni decorati con la Medaglia d’oro al valor militare, quindi la deposizione di una corona d’alloro al monumento dei caduti con il Tricolore a mezz’asta in onore delle vittime dell’attentato terroristico di Londra. Poi, la lettura dei messaggi inviati dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del Comandante generale dell’Arma, Generale di Corpo d’Armata, Tullio Del Sette. La cerimonia è proseguita con l’intervento del Comandante della Legione Abruzzo-Molise, Generale di Brigata, Michele Sirimarco. Un momento particolare si è vissuto quando i sindaci di 16 Comuni, e tra essi quelli di Alba Adriatica, Tonia Piccioni, e di Giulianova, con Nausicaa Cameli a sostituire Francesco Mastromauro, che hanno consegnato riconoscimenti ai comandanti delle rispettive stazioni, come testimonianza più generale del lavoro svolto nei territori. I sottufficiali sono stati ‘eletti’ a simbolo dei valori che l’Arma vuole rappresentare al servizio del territorio.

Densa di significato la consegna delle benemerenze da parte di Massimiliano Giorgi, sindaco di Montereale (Aquila), uno dei Comuni colpiti dal terremoto, al comandante della Stazione territoriale Carabinieri, Lucio Di Falco, e a quello della Stazione Forestale, Antonio Beccia. Una presenza capillare sull’intero territorio, dunque, con 228 Stazioni, a fronte di 441 Comuni e con un rapporto Stazioni-abitanti pari al doppio della media italiana: una ogni 7 mila abitanti, rispetto alla media nazionale che è di 13.500. La cerimonia si è conclusa con la Preghiera del carabiniere e il ‘rompete le righe’.

L’intervento del generale Sirimarco. «Non servono più carabinieri o poliziotti, ma c’è bisogno di una comunità responsabile in cui ognuno si assuma la sua parte di responsabilità», ha detto il Generale di Brigata Michele Sirimarco. «Serve una comunità – ha aggiunto – in cui si riesca ad eliminare le forme di degrado, aumentare quelle di assistenza, a diminuire i delitti, attraverso una forma di collaborazione. Dispiace talvolta dover sentire invocare maggiori quantità di forze di polizia, anche su versanti istituzionali e amministrativi. Serve una nuova alleanza – ha osservato l’alto ufficiale – dobbiamo cercare alleati e non nemici. Dobbiamo allearci per dare risposte alle tantissime esigenze, sempre nuove, che nascono. Ognuno deve fare la propria parte. Questi sono i temi – ha aggiunto, rivolgendosi anche ai sindaci –  ognuno ha il suo compito». Un appello all’unità, dunque, finalizzato anche ad «eliminare quel clima da rodeo che spesso viene creato anche a livello mediatico per attribuire responsabilità solo a qualcun altro».

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