Brucchi, la palla passa al Consiglio: «Io non ho mollato perchè la città ha bisogno»

TERAMO – E’ un consigiio con un uomo solo al centro del tavolo dell’esecutivo quello che si apre puntuale alle 16 nella sala Ipogea di piazza Garibaldi. E’ il giorno senza ritorno, in cui Maurizio Brucchi, dopo il ritiro delle dimissioni e l’azzeramento della giunta e un primo consiglio già saltato, si presenta all’aula confermando che la nuoiva giunta sarà a sette componenti ma che la si conoscerà soltanto dopo che la maggioranza avrà detto chiaramente se sta con lui o no. Il suo discorso dura circa 50 minuti, lo svolge dinanzi a 21 consiglieri della coalizione che siede alla sua destra, quella che con lui si presentò al voto dei teramani, nel giugno di 3 anni fa e di cui mantiene "fedeli" circa una quindicina di componenti.
Parla per ribadire che questo è davvero il terminal del suo mandato, se ciò fosse necessario, ovvero se toccasse con mano che c’è attaccamento alla poltrona piuttosto che ai problemi della città. Ma io sono qui perchè non ho mollato – a detto accoratamente -, sono tornato perchè sapevo che la crisi è troppo forte e ha bisogno di essere gestita con interventi straordinari, che non sono certo il commissariamento. Ho azzerato la giunta, ho riconosciuto di aver sbagliato alcuni passaggi della mia amministrazione e che abbiamo fatto troppi rimpasti. Ma non ho sentito altri fare come me».
Le stoccate, nel giorno della verità, Brucchi non le risparmia nemmeno agli attori del vecchio "modello Teramo", il suo ex sindaco e Governatore, Gianni Chiodi, e il suo ex collega di giunta in quell’amministrazione, Mauro Di Dalmazio. Coloro che non ha più al suo fianco e che si sono defilati e anzi, si prospettano come probabili se non sicuri nuovi avversari nelle candidature alle future amministrative cittadine.

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