Scuole superiori: chiudono gli Ipsia Marino e Pagliaccetti. Servono 163 milioni: si investirà su Milli, Comi e Pascal LEGGI LE SCHEDE

TERAMO – Due scuole superiori non riapriranno i battenti in provincia di Teramo: sono i due istituti professionali per l’industria e l’artigianato "Marino" di Teramo e "Pagliaccetti" di Giulianova. Entrambi non superano lo 0,20 di vulnerabilità sismica ma la chiusura è determinata da un concomitante parametro negativo nelle indagini statiche. E’ questa l’asticella che il presidente della Provincia di Teramo, Renzo Di Sabatino, ha posto nel ragionamento sul futuro degli edifici scolastici superiori, alla luce dei risultati dei test di vulnerabilità resi noti oggi. Di Sabatino ha chiarito che ‘ratio’ di sicurezza è la valutazione complessiva  di indici di vulnerabilità e indici di staticità; se entrambi bassi, si chiuderanno scuole anche in area sismica 3 (come è appunto il caso di Marino e Pagliaccetti), ovvero in quelle zone dove il rischio terremoto è basso.

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Pronte le soluzioni-ponte per Marino e Pagliaccetti. Di Sabatino, che oggi ha presentato i risultati assieme al consigliere delegato alle scuole Mirko Rossi, ricordando che è la prima Provincia abruzzese a dotarsi della mappa del rischio – nonostante fosse già obbligatoria dal 2013 e che solo il 30% del patrimonio edilizio pubblico è stato misurato -, ha già pronte le soluzioni per i due istituti che non riapriranno. Gli studenti del Marino, che sono 200, saranno ospitati in una delle scuole dove c’è disponibilità di aule (si stanno valutando in queste ore un paio di opzioni, una delle quali è l’ospitalità del Milli, ma certo si pensa ad una soluzione di prossimità). Quelli del Pagliaccetti di Giulianova, che sono invece 120, verranno momentaneamente trasferiti all’Iti Cerulli, con stessa dirigenza scolastica.

Servono 163 milioni. Si investirà su Milli, Comi e Pascal. Premesso che per portare gli indici di vulnerabilità a 1 dei 28 plessi superiori occorrono 163 milioni di euro, i lavori cominceranno da quegli istituti che con pochi interventi potranno decisamente raggiungere un livello di sicurezza ottimale. «Il Milli (che ha l’indice migliore, 0,80), il Comi e il Pascal a Teramo sono tutte strutture sulle quali certamente investire – ha deto il presidente Di Sabatino -, anche perché hanno spazi significativi e che rappresentano una risorsa significativa in un piano di riorganizzazione. Gli indici sono solo l’inizio di un percorso: sulle scuole c’è la nostra massima attenzione sia per ragioni di sicurezza sia perché è chiaro che le scelte hanno ricadute socio-urbanistiche determinanti per le città dove sono ospitate: la Provincia si è fatta una sua idea ma ci confronteremo con gli enti locali».

I lavori. «Al Pascal di Teramo sono già stati destinati 5 milioni e 400 mila euro per un intervento che porterà la struttura a raggiungere l’indice massimo sui corpi di fabbrica – ha proseguito il Presidente -. L’Ufficio scolastico per la ricostruzione ha approvato definitivamente il progetto di miglioramento sismico del Comi che porterà l’intera struttura del corpo più antico (quello frontale su viale Bovio) allo 0,80. in questo caso si recupera uno spazio “sicuro” per una popolazione studentesca di circa oltre 800 persone. Il Liceo Classico Delfico  è titolare di un intervento che prevede la sistemazione dell’ultimo piano e del tetto per un importo di 1,2 milioni di euro ma questo, pur migliorando l’assetto complessivo della scuola non aumenterà l’indice di vulnerabilità. La Provincia ha chiesto alla Regione altri 2,5 milioni per completare l’intervento e recuperare ad uso scolastico anche questa porzione». 

I nuovi poli scolastici
A Teramo si vorrebbe rilanciare l’idea di un Polo scolastico di ampie dimensioni e di nuova concezione nello spazio dell’ex Regina Margherita tra piazza Dante e i Tigli: la struttura è di proprietà dell’ASP (ex Ipab). Ma c’è anche la possibilità di acquisire strutture antisismiche esistenti. E’ chiaro che a Teramo come negli altri Comuni scelte di questo tipo saranno condivise e concertate con gli enti locali e la comunità. Un nuovo polo, già previsto, sarà realizzato a Roseto, dove la Provincia ha numerosi plessi in affitto (l’attuale ubicazione del nuovo Polo, Voltarrosto, non ha mai convinto la comunità e occorre individuare una nuova area); anche ad Atri bisogna iniziare un ragionamento per dismettere ciò che non è utile o poco conveniente adeguare e realizzare una nuova struttura. 

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