D'Alberto, un cordolo che si conosceva già e i materiali che mancano

TERAMO – Il cordolo di corso San Giorgio, comparso nel tratto finale dei lavori e che sarà eliminato, diventa altro argomento di scontro politico in seno al consiglio comunale. Sulla vicenda torna Gianguido D’Alberto, che definisce «risibile la sgangherata scusa della ‘sperimentazione’, perché – dice il consigliere comunale di Insieme Possiamo – l’intervento era previsto nel progetto iniziale e far finta di accorgersene solo ora o non è credibile o è sintomo di incomprensibile superficialità». E adesso, dice D’Alberto, la rimozione del manufatto, assolutamente non provvisorio, rischia di incidente ulteriormente sui lavori, in termini di costi e di tempi. La conseguenza della definitiva pedonalizzazione del corso, oltre che gravare pesantemnte su via Vinciguerra, riporta inoltre alla mente il Put costato migliaia di euro, «abbandonato per problemi di carattere tecnico e soprattutto politico e ancora oggi non si capisce che tipo di pedonalizzazione intende mettere in atto l’amministrazione in centro storico». D’Alberto ciede infine, «che venga fatta definitiva chiarezza sulla effettiva esistenza dell’intero materiale per la pavimentazione centrale, su cui non abbiamo mai avuto risposte. E da qui il retorico dubbio: siamo certi che nei prossimi giorni non registreremo ulteriori interruzioni all’attività di posa della pavimentazione? In definitiva, la disastrosa gestione dei lavori sul corso si configura sempre più come l’impietosa fotografia del fallimento di un’Amministrazione giunta ormai al suo triste capolinea».

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