Sfiducia a Brucchi, l'opposizione non ci sarà dal notaio: «Subito consiglio straordinario senza gettone e dimissioni in aula»

TERAMO – L’appello di Gianluca Pomante a presentarsi dal notaio, domani pomeriggio, per firmare le dimissioni e far cadere l’amministrazione Brucchi, non verrà raccolto dai compagni di opposizione: ci sarà il solo Berardini del Movimento 5 Stelle. Perchè dopo il chiamarsi fuori dei tre consiglieri del Partito Democratico (Bartolini, Verna e Melarangelo) questa mattina è arrivato il distinguo di altri 6 consiglieri, i tre di Insieme Possiamo (D’Alberto, De Sanctis e Di Timoteo), di Teramo Cambia (Santone e Filipponi) e Teramo 3.0 (Marroni). Questi ultimi, in un documento congiunto, pur apprezzando l’iniziativa di Pomante, sottolineano «la necessità di una assunzione di responsabilità e di chiarezza delle posizioni» che la fine «di una amministrazione è sempre un fatto politico, mai tecnico: non è indifferente nè il perchè, nè il come». Dunque la via maestra resta quella di un atto di sfiducia da discutersi in Consiglio comunale, nella sede istituzionale deputata, perché emergano chiaramente, davanti alla Città tutta, le motivazioni vere della crisi e le ragioni che hanno messo in ginocchio Teramo».

Quindi, nella impossibilità di discutere la mozione di sfiducia già presentata e nell’esigenza di chiudere subito con chiarezza di responsabilità questa esperienza, i sei consiglieri avanzano una proposta alternativa al notaio: «Chiediamo la convocazione immediata di una seduta straordinaria e urgente dell’assise civica, da svolgersi subito, entro pochi giorni, senza erogazione del gettone di presenza, che abbia a tema esclusivo proprio la situazione politica e chiediamo a tutti i gruppi consiliari di esplicitare chiaramente la propria posizione con documenti politici o altre mozioni. Se dovesse emergere la volontà della maggioranza di chiedere la fine della consiliatura, ci presenteremo contestualmente davanti al segretario comunale per rassegnare le dimissioni e quindi far decadere la Giunta con lo scioglimento del Consiglio. Un’operazione, peraltro, tutta istituzionale e a costo zero».

Per D’Alberto e gli altri consiglieri «si tratterebbe di una forma di sfiducia molto più forte perché resa di fronte ai cittadini in un confronto dove nessuno potrà tirarsi indietro, con la chiarezza e la trasparenza delle posizioni e delle responsabilità». «In ogni caso – aggiungono -, qualunque fosse l’esito dell’iniziativa notarile di domani o di altre operazioni, non condivideremo azioni mediatiche di ipocrisia politica e lavoreremo perché resti in ogni sede traccia delle motivazioni alla base le nostre scelte. Sempre distinti politicamente da coloro che negli anni hanno prodotto una situazione di sfascio dalla cui responsabilità ora tentano di tirarsi fuori noi già guardiamo oltre, chiamando fin da ora la comunità teramana ad un lavoro di ricostruzione del tessuto della Città, che la restituisca al livello più alto delle sue tradizioni».

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