Un anno fa la tragedia di Rigopiano. Il ricordo dei 29 angeli. Il cuoco superstite: «Io miracolato»

FARINDOLA – Sole e cielo azzurro, anche se freddo pungente e ghiaccio sulla strada che sale fin su, al posto di metri di neve e della tormenta: questo lo scenario che oggi, a un anno dalla valanga che distrusse l’hotel Rigopiano a Farindola, provocando la morte di 29 persone, ha accolto la giornata di commemorazione promossa dal Comitato Vittime che riunisce superstiti e familiari degli scomparsi.

Nella mattinata un momento di raccoglimento e preghiera, in forma privata, e corteo con fiaccolata fino alla chiesa parrocchiale dove l’arcivescovo di Pescara-Penne Tommaso Valentinetti ha celebrato la messa. Alle 14.30 commemorazione nel Palazzetto dello Sport di Penne che fu base dei soccorritori. Valentinetti benedirà 29 piante di leccio che saranno messe a dimora vicino alla Cittadella dello Sport. Poi lettura di poesie e musica con il tenore Piero Mazzocchetti, accompagnato dall’Orchestra giovanile di fiati ‘Claudio Monteverdi’. Chiusura alle 18 con la ‘Corale Monte Camicia’. Presenti, su invito del comitato Vittime, gli artisti de "Le stanze di Federico & Friends" che hanno registrato il brano ‘Dove la neve non cade’.

Il cuoco che diede l’allarme, miracolato con la famiglia. «Mi sento miracolato. Non sappiamo cosa abbiamo fatto noi per meritare questo, cosa dovrei fare per ripagare tutto questo bene che mi è venuto addosso». Parla Giampiero Parete, il cuoco che lanciò l’sos, scampato alla tragedia di Rigopiano, quel 18 gennaio di un anno fa, insieme alla moglie e ai due figli. «Ho vissuto l’ultimo giorno dei 29 angeli. È difficile da dimenticare, sto sempre con il pensiero a loro – ha detto Parete all’uscita dalla chiesa di Farindola dopo la messa per commemorare le 29 vittime. 

«Sono qui – ha aggiunto Giampiero Parete – perché voglio stare insieme ai parenti delle vittime. Voglio ricordare insieme a loro tutto quel dolore che abbiamo vissuto». Parete torna a quei drammatici momenti, quando lui, che era uscito per prendere dei medicinali in macchina, e il tuttofare dell’hotel Fabio Salzetta, che tra le macerie ha perso la sorella e ha aiutato i soccorritori a indirizzare gli interventi di salvataggio, si sono trovati soli nella tormenta con l’hotel alle spalle inghiottito dalla valanga. Parete dice di non ricordare molto di quel pomeriggio del 18 gennaio: «In quegli attimi così concitati ero sotto shock, ricordo e non ricordo quella sera. Però abbiamo fatto tantissime telefonate per far sì che ci venissero a salvare». A proposito di come è cambiata la sua vita e quella della sua famiglia, il cuoco ha detto: «Associamo la neve al pericolo e pure i miei figli lo fanno con gli alberghi».

 

 

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