Cavallari dice no alle primarie, spiazza D'Alberto e mette all'angolo il Pd

TERAMO – Il sospetto era fondato. Nessuna risposta ai messaggi, telefono che squilla a vuoto: la reazione di Giovanni Cavallari alla notizia che adesso Gianguido D’Alberto vuole le primarie contro di lui è stata quella dell’assoluto isolamento dai media, foriero di una rinuncia che emmelle.it aveva anche ipotizzato nel nostro titolo di ieri. E tanto è stato: Cavallari ha affidato a una nota nel tardo pomeriggio il suo ‘no grazie’ a D’Alberto, lui che al contrario in un primo momento si era dichiarato disponibile al passaggio pre elettorale per scegliere il candidato del centrosinistra.  Le posizioni dunque adesso si sono ribaltate. Apertura di D’Alberto, chiusura di Cavallari, in grande difficoltà il Partito democrtico che adesso deve correre ai ripari se vuiole dignità di presenza in questa competizione elettorale della città più importante della provincia.
Il Pd adesso è all’angolo. Senza nulla togliere a D’Alberto e la sua dignitosa accettazione di un confronto democratico, Cavallari sembra avere le idee chiare in questa fase: entrambi gli ex del Pd hanno rischiato di cadere nella trappola del loro ex partito, che si trova alla frutta: non ha un candidato, è stato clamorosamente anticipato nelle mosse dai suoi ex capigruppo, entrambi ripudiati e costretti alla diaspora, ha tentato di costringere i due candidati ‘civici’ a gareggiare nel tentativo di mettere il proprio cappello alla loro corsa elettorale, ancora una volta per non decidere, per non scegliere. Adesso saranno costretti a farlo: o tirano fuori un candidato o dovranno acuire la spaccatura interna e decidere di appoggiare a macchie di leopardo o D’Alberto o Cavallari, anticipando quella revisione totale, da reset senza recupero dei dati, verso un partito 2.0.
Le motivazioni di Cavallari. Cavallari non ci sta proprio a questo discorso. Uno: le regole non le detta, indirettamente, il Partito democratico per la cui ‘disperazione’ il centrosinistra dovrebbe virare verso le primarie e senza un candidato Pd, ma con due ex Pd «Credo sinceramente che una competizione esclusiva tra noi due – sostiene Cavallari -, certamente animati dallo stesso spirito nel nostro impegno per la Città, sia francamente, allo stato, inutile e disorientante. Altro sarebbe stato se queste primarie fossero state organizzate per tempo, da una coalizione più ampia». Due: D’Alberto se ne ricorda troppo tardi, quando ormai entrambe le segreteria elettorali hanno trovato sedi, organizzato incontri, fissato date per le presentazioni ufficiali (d’Alberto lo ha già fatto fa tempo). «Ho dato la mia più ampia disponibilità, a tempo debito – spiega Cavallari -, perché sono sempre stato pronto al confronto democratico e sono rimasto per almeno un paio di mesi in attesa, ascoltando solo rifiuti e dinieghi. Ho ritardato di molto l’avvio della mia campagna proprio per questo. Ma ora non c’è più tempo. Siamo in piena emergenza e crisi istituzionale e la stragrande maggioranza dei cittadini è stanca delle alchimie politiche. È finito il tempo del politichese, è ora di parlare di azioni, di programmi, di confrontarsi sul territorio con idee credibili e sostenibili».
Appello a D’Alberto: «Unisciti a noi».Non c’è più tempo dunque, e sabato per Cavallari c’è il via alla campagna ufficiale. Per questo motivo, ribadendo che la sua azione politica è aperta a chiunque voglia condividere il suo programma, il funzionario dei vigili del fuoco lancia l’appello a Gianguido D’Alberto a unirsi alla sua iniziativa politica: «Gli chiedo di convergere senza ulteriori indugi sulla mia candidatura che, sempre più convintamente, porto avanti anche alla luce dei risultati (tenuti segreti, ma non troppo) di un sondaggio che mi vedrebbe candidato Sindaco decisamente gradito ai teramani. Da questo traggo la mia forza, dal consenso e dall’entusiasmo delle tante persone che in numero sempre crescente mi fanno sentire la loro vicinanza e il loro calore.  Io sono con loro, sono con tutti i teramani che aspirano ad un’inversione di tendenza e al rilancio della nostra città, da troppo tempo piagata dal declino».

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