Cardelli, attacco trasversale ai 'colleghi' candidati: «Tutti saltimbanchi della politica»

TERAMO – Li definisce “saltimbanchi della politica", impegnati in questo periodo a inondare i media di «roboanti proclami, miracolose ricette e reciproche delegittimazioni, in una fantasmagorica catarsi generale che li ha resi tutti puri ed immacolati, persino i responsabili del disastro economico e sociale che attanaglia la nostra Città». Paola Cardelli non risparmia nessuno dei candidati a sindaco suoi ‘colleghi’ in questa campagna elettorale, «trasmutatisi inopinatamente in paladini della buona amministrazione». Tra di loro è un continuo rifiorire di proposte «in totale discordanza con le posizioni in precedenza assunte e sostenute sulle varie questioni, con inesplicabili ed inspiegati “ravvedimenti” in apparenza a volte meritori, ma nella sostanza sempre inattendibili e strumentali – dice la candidata a sindaco di Sinistra per Teramo -». Qualche esempio? Sulla Teramo Ambiente, «che da gioiello trasversalmente indiscusso, da preservare nel suo assetto pubblico-privato, diventa solo oggi  per tutti merce avariata», oppure ancora l’housing sociale di via Lonfo, «senza più paternità, barattato ora, da chi lo ha imposto e da chi gli si è svogliatamente ed inefficacemente opposto, con un più spendibile “recupero dell’esistente”, così come sulla teleferica per l’Università, dice Paola Cardelli «bocciata pressoché all’unanimità ed ora trasversalmente divenuta più che possibile». Per non parlare dell’ospedale civile, «alla cui realizzazione vi è stata in Consiglio solo la mia opposizione – chiarisce la candidata -, che per un effimero tributo  ai numerosi abitanti del luogo, oggi per i più spregiudicati diventa un progetto da cestinare» o della sicurezza nelle scuole, «per la quale si è passati da un’inerzia trasversalmente coltivata, ad una pletora di promesse di future intense attività, sia pur vaghe ed indistinte». Unica superstite, la Tercoop, sulla cui questione, spiega la Cardelli, «tutte le forze politiche, con bieca coerenza, si ripropongono ora come allora spietatamente indifferenti alle sorti dei 26 soci-lavoratori che si trovano alle prese con un bando di gara che nemmeno l’Amministrazione Brucchi avrebbe osato predisporre».

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