La denuncia del sindacato Fsi: «Allo zooprofilattico prevenzione del rischio soltanto per gli animali»

TERAMO – La componente sindacale indipendente Fsi-Usai dell’Istituto zooprofilattico sottolinea, non senza sarcasmo, evidenti lacune nella prevenzione dei rischi sul lavoro. I rappresentanti sindacali prendono lo spunto dallo stanziamento della somma di poco più di 2.600 euro «per l’acquisto di un rilevatore portatile di gas e relativi accessori per attività di valutazione del “benessere animale” ai fini della valutazione dei livelli di gas nocivi per gli animali previsti da un progetto di ricerca»: una somma, che non è stata «mai né prevista né deliberata a tutela di lavoratori che per anni hanno lamentato e lamentano anomalie all’interno dei laboratori, carenze tecnico-strutturali che determinano saltuariamente la presenza di esalazioni irritanti, potenzialmente riconducibili ad emissioni di sostanze chimiche – scrivono i sindacalisti Foschi, Laguardia, Martella e Natalini -».
Dunque una evidente discriminazione per gli ‘umani’ che lavorano nei laboratori, soprattutto quelli maggiormente a rischio, in spregio del «progetto non a scadenza che si fonda sull’articolo 32 della Costituzione Italiana che tutela la salute come fondamentale diritto di ogni individuo, anche se appartenente alla sfera homo sapiens». L’organizzazione sindacale rileva che per anni sono stati lamentate «anomalie all’interno dei laboratori, carenze tecnico-strutturali che determinano saltuariamente la presenza di esalazioni irritanti, potenzialmente riconducibili – scrive il sindacato Fsi – ad emissioni di sostanze chimiche. Per anni, più e più volte si è presentata tale criticità mai affrontata né risolta dai responsabili della sicurezza IZS, non ultima (pochi mesi fa) l’evacuazione di tutti i laboratori di un intero piano dopo la fuoriuscita di forti esalazioni di fenolo», ai quali si potrebbero aggiungere anche formalina ed etere tra le sostanze più a rischio. La forte lamentale, a difesa dei lavoratori, riguarda l’aspetto non secondario e trascurabile che in un luogo di lavoro, «nel momento in cui non si riesca a dimostrare con altri mezzi il conseguimento di un adeguato livello di prevenzione e di protezione, il datore di lavoro è tenuto – sottolineano i quattro sindacalisti -, ogni qualvolta risultino modificate le condizioni che possono influire sull’esposizione dei lavoratori, ad effettuare la misurazione degli agenti fisici, chimici o biologici che possano presentare un rischio per la salute dei lavoratori ed anche a predisporre la chiusura eventuale dei laboratori stessi. Per gli animali sì, ma non per il lavoratore di umana razza, in barba al rispetto di quanto sancito dal D.Lgs. 81/2008 in termini di sicurezza obbligatoria da garantire ai lavoratori».
Dunque un elenco di necessità mai soddisfatte, dall’acquisto di un «rilevatore in continuo (seppur continuamente richiesto), che escludesse la presenza di rischi per la salute, l’assenza di piani di miglioramento dei laboratori (che dovrebbero derivare da attenta valutazione del rischio mai effettuata), di armadi di sicurezza in posizione disimpegnata o dispositivi di protezione collettiva per l’areazione forzata». Ma soprattutto, denuncia Fsi-Usai, «ci sono controllori che percepiscono stipendio ma i controlli non ci sono».

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