Il 'miliziano' Shalabi di fronte al giudice sminuisce il suo ruolo: “Le chat di Telegram? Guardavo soltanto"

L’AQUILA – Glissa, spesso con qualche risolino di troppo, qualsiasi domanda che scenda troppo nei dettagli, con l’evidente strategia di abbassare il tono inquisitorio che tende ad attribuirgli il ruolo di ‘miliziano irregolare’. Issam Shalabi, l’egiziano di 22 anni, vissuto e cresciuto a Colonnella, anche sotto il profilo della radicalizzazione sul credo dello Stato islamico, si è trovato nel primo faccia a faccia con giudici e inquirent che mercoledì scorso all’alba lo hanno prelevato in un appartamento di Milano nel blit delle test di cuoio della Polizia di Stato. Detenuto nel carcere aquilano di Preturo, l’ex addetto alle pulizie del Mc Donald’s di Colonnella ha respinto tutte la contestazione di essere un seguace e formatore dell’Isis, anche quando gli è stato contrestato il ruolo di amministratore di alcuni canali Telegram, dove assegnava le credenziali per entrarvi in segreto. Oppure quando gli hanno chiesto spiegazioni sul significato di frasi del tipo Wprima o poi mi chiameranno" o "sono pronto per andare alla guerra". Guardavo soltanto, ha risposto, oppure ha spiegato che tra egiziani si parlava del regime in madrepatria e nulla di più. E ha provato a restare calmo anche quando è stato aggiunto qualche passaggio chiave delle su intercettazioni.
Ha provato a spiegarlo anche il suo avvocato, Alessandro Piccinini: «Il mio assistito ha respinto ogni addebito rispondendo alle domande dei magistrati. Ha risposto di essersi iscritto ai siti non perché sia un affiliato ma per condividere notizie di ordine religioso».  Il legale ha pronto nella borsa un ricorso al tribunale del riesame, «perché non ci sono elementi per dire che il mio assistito è entraneo a qualsiasi cellula terroristica – ha spiegato ancora -. A tale proposito, voglio attendere le risultanze della perizia sul materiale informatico sequestrato al mio assistito». Chi mette la mano sul fuoco sull’estraneità al terrorismo di Shalabi è il padre 48enne, che lavora a Milano, e che è venuto nel fine settimana all’Aquila nella speranza di poter fare visita al figlio in carcere. Non ha potuto farlo perché manca l’autorizzazione del magistrato: «Se ne riparlerà per il prossimo fine settimane, il padre del mio assistito è ripartito stamani – ha detto l’avvocato Piccinini -. Comunque, sta seguendo la vicenda del figlio, mi sembra una brava persona, un lavoratore, in riferimento alle pesanti accuse al figlio, mi ha detto che esclude contatti con il terrorismo».
Sul fronte investigativo continua il lavoro degli esperti per analizzare il tanto materiale sequestrato negli appartamenti tra Colonnella e Tortoreto perquisiti nell’ambio del biltz di mercoledì scorso. Ci sono soprattutto tutti i supporti magnetici a costituire elemento di grande interesse per gli esperti della Polizia delle Comunicazioni e della Digos, e che potrebbero assegnare un ruolo diverso ad altri due connazionali di Shalabi (un quarto è irreperibile, forse si trova in Egitto) che risultanto indagati e che sono trattenuti nel Cie di Torino in attesa di espulsione, il primo, e di approfondimenti giudiziari con provvedimento del questore, il secondo. Tutti conviventi con Shalabi nel periodo di Colonnella, uno di loro in particolare, Omar Ibrahim, anche collega di lavoro dell’egiziano arruolatore.

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