Santoleri

TERAMO – Non si era mai commosso in aula, Simone Santoleri. Mai, nè incrociando spesso la figura – e meno lo sguardo – del padre Giuseppe, entrambi imputati per l’omicidio della madre ed ex moglie, Renata Rapposelli, o ascoltando le descrizioni di lei e le angoscianti ricostruzioni della vita famigliare, e del delitto. Ci è riuscito ieri mattina, quando di fronte a lui è comparso il suo ex amico del cuore, il ‘fratellone’ Stefano Lalloni, il cui rapporto di amicizia si è interrotto sette anni fa, "per colpa di una donna che ci ha preso per i fondelli a tutti e due", come ha spiegato il testimone citato dalla pubblica accusa. Santoleri ha pianto più volte, colpito da quello che ha sentito pronunciare, diversamente da altre deposizioni, e che di sicuro preferisce: "Simone ha avuto una infanzia difficilissima – ha detto il teste -, si è fatto da sè, ha dormito sotto un ponte e dentro la macchina, i genitori non lo hanno mai preso in considerazione". Una descrizione molto più morbida, di un altruista quasi benefattore, lavoratore e sensibile nei confronti del padre, "che orgogliosamente un giorno mi volle presentare sua madre Renata". Diversa cosa rispetto a quanto ascoltato fino ad oggi in aula al processo per la morte della pittrice di origini chietine, trovata senza vita sulle sponde del fiume Chienti, nei pressi di Tolentino, nel novembre del 2017. E uscendo dopo quasi un’ora passata a rispondere alle domande di pm e avvocati della difesa, Lalloni ha chiesto e ottenuto dal presidente della Corte, Flavio Conciatori, di poter stringere la mano ed abbracciare Simone Santoleri, affrettandosi a dichiarare "Simone è innocente".
Un assist all’imputato ben all’opposto di quanto, che poco prima, proprio quella donna evocata da Lalloni quale causa della rottura con Simone, la sua ex fidanzata Stefania, aveva raccontato ai giudici togati e popolari e alle parti in causa. Sarebbero bastati appena 4 mesi trascorsi in modo più assiduo vicino a padre e figlio Santoleri, alla donna, per decidere di far ritorno nelle Marche e chiudere definitivamente con Giulianova. Non per l’affettuosità e la mitezza dimostratale da papà Giuseppe, quanto dalla paura che il figlio Simone, migliore amico del suo ex e perfetto per interpretare il ruolo di spasimante non corrisposto, le incuteva quando diventò assillante "forse perchè invaghito e io volevo evitare ritorsioni". Il sospetto matricida fu colui che aveva offerto il suo sostegno alla fidanzata rimasta sola, ma “
che aveva scatti che mi facevano paura, non era uno di quegli amici con cui avevo un rapporto tranquillo. Era amorevole, certo, ma una volta quando seppe che avevo rivisto Stefano a sua insaputa, mi legò a una sedia. Non era violento, era fissato con il diavolo, diceva di essere posseduto, minacciava gesti autolesionistici ma non era mai stato violento". E riferisce di un padre "succube, con cui aveva instaurato un rapporto di profondo affetto e con cui facevo lunghe passeggiate", che viveva "all’esterno dell’apprtamento del figlio", in una sorta di cantina e che "non era mai entrato nel bagno di casa". Ricorda di stati di profonda spossatezza quando si fermava a mangiare a casa Santoleri, dove Simone cucinava e non voleva che nessuno si avvicinasse ai fornelli.
Tra il pubblico ministero Enrica Medori e i legali di Simone, Gianluca Reitano e Gianluca Carradori sono attimi di tensione evidente quando parla la teste, sulla cui credibilità i difensori vogliono calcare la mano. In ballo ci sono elementi che potrebbero offrire alla Corte d’Assise un punto di vista forse decisivo: la teste Stefania è quella che telefona a ‘Chi l’ha visto’ per offrire la sua testimonianza quando apprende della morte della pittrice in tv e vede in video Simone, ne osserva lo sguardo e senza dubbio afferma "che sta mentendo". Ma soprattutto offre un particolare che può sembrare una coincidenza, ma ‘certificherebbe’ come Simone Santoleri conoscesse i luoghi dove il cadavere della madre, in avanzato stato di decomposizione, fu scoperto un mese dopo la sua scomparsa da Giulianova: "Mi venne a trovare due volte a Belforte del Chienti dove io vivo, all’improvviso senza avvisarmi. Una volta ci facemmo una passeggiata lungo il fiume, un’altra visitammo l’Abbadia di Fiastra", zona nei dintorni del luogo del ritrovamento.
Quanto al giorno della presenza della pittrice uccisa a Giulianova, un’altra testimonianza in apertura di udienza l’ha fissato al 9 ottobre 2017: i tre erano al centro commerciale Val Vibrata.
Il processo proseguirà a luglio con l’intervento dei consulenti tecnici e con l’incarico che la Corte d’Assise conferirà agli psichiatri che avranno il compito di valutare la capacità di intendere e di volere di padre e figlio imputati. L’iniziativa parte dall’avvocato Alessandro Angelozzi che la chiede per l’anziano padre Giuseppe, e trova la condivisione dei colleghi che difendono Simone, anche se spacciandola per "consulenza psicologica".