TeAm: costituito il collegio arbitrale, ma il Comune nega il debito di 3,6 milioni

TERAMO – Affila le armi il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, in vista dell’assemblea dei soci della Teramo Ambiente, in cui si dovrebbe finalmente ratificare la revoca del presidente Pietro Bozzelli e l’incarico al successore, l’ex Ad Luca Ranalli. Ieri pomeriggio ha convocato la dirigenza del settore ambiente e del settore finanziario, assieme all’altra rappesentante del Comune in seno al Cda della partecipata, Elda Forcella e due terzi del collegio sindacale della stess società. Corretta, ma inusuale, la riunione probabilmente tendeva a valutare le strategie societarie anche alla luce del fatto che la prossima convocazione assembleare sarà utile per l’approvazione del bilancio della TeAm, un’altra nota dolente nel confronto tra pubblico e privato. Pronto per essere licenziato, potrebbe costituire pietra d’inciampo dell’ultima ora per l’aspetto degli accantonamenti, su cui non ci sarebbe convergenza di veduta tra amministratori e collegio sindacale, rispetto alla loro congruità. Argomento questo che rimanda al vero nocciolo della questione in casa TeAm, l’arbitrato sui crediti vantati dalla partecipata dal Comune. Perchè i rapporti diventati tesi tra sindaco e curatore fallimentare, che hanno portato il primo cittadino a minacciare la revoca del servizio di igiene pubblica alla TeAm per affidarlo al MoTe, non sono effetto soltanto della revoca del presidente Pietro Bozzelli e della designazione al suo posto dell’ex Ad Luca Ranalli, volute entrambe da D’Alberto. Entro il 16 luglio il Comune dovrà presentare memoria di costituzione difensiva, contenente la domanda e i quesiti, tutta la documentazione necessaria dinanzi al Collegio arbitrale che il presidente del tribunale ha già costituito lo scorso 31 maggio. Saranno il dottor Augusto Pace, con funzioni di presidente, e gli avvocati Sandro Sala del Foro di Lanciano e Andrea Lucitti del Foro di Chieti, ad occuparsi della procedura che dovrà chiarire l’entità del debito comunale: a tutt’oggi ammonta a 3 milioni 668mila euro.
Sarà muro contro muro, anche in questo caso. La giunta comunale ha già negato, con propria delibera, l’approvazione e l’autorizzazione del deferimento in arbitrato, promosso dall’ex presidente Pietro Bozzelli e dall’amministratore delegato Pietro Pelagatti nel novembre scorso. Il Comune tuttavia parteciperà alla procedura arbitrale ma soltanto per contestare l’incompetenza arbitrale, ritenuta inammissibile, e i crediti che la TeAm dice di vantare. Punto su punto, la dirigenza comunale supporta il sindaco D’Alberto nel rispedire al mittente tutte le richieste di somme relativa ai conguagli dal 2007 al 2009 (1,3 milioni), al consuntivo 2010-2014 (1,2 milioni), verde pubblico (395mila), lavori di messa in sicurezza post sisma 2016 nei cimiteri (461mila), corrispettivi servizi 2014-2015 (280mila): somme puntualmente contestate, spiega il Comune nella costituzione, alcune delle quali non dovute, altre non ricostruibili a posteriori, perché ad esempio contestate negli anni successivi. Alcuni di queste voci sono state cavalli di battaglia dell’allora amministratore delegato Luca Ranalli, disposto allora a finire dinanzi al Tar pur di veder riconosciute quelle somme alle casse della TeAm. Oggi che ha cambiato ‘casaccca’, ritrova ancora quel nodo da sciogliere, la cui soluzione diventa la sua mission da presidente. E’ davvero un momento delicato per la partecipata e per i suoi 163 dipendenti. Non a torto può essere considerato traballante, come già vissuto nel novembre 2011 quando la magistratura di Catanzaro decapitò con gli arresti il socio privato Enertech o nel giugno 2015 con lo spettro dei 46 esuberi minacciati dall’allora amministratore delegato Luca Ranalli.

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