Emergenza Covid 19, la direttrice sanitaria si difende dal tiro al piccione sulle responsabilità

TERAMO – Dopo giorni di attacchi personali, con richieste di commissariamento, richieste di discesa in campo di esperti, illazioni sull’incapacità di gestire l’emergenza, è intervenuta direttamente lei, Maria Mattucci, direttrice sanitaria della Asl di Teramo, per interrompere il montante tiro al piccione nei suoi confronti. Lo ha fatto con una nota rivolta ai sindaci di Teramo (Gianguido D’Alberto) e di Giulianova (Jwan Costantini), nella quale indirettamente però non le manda certamente a dire sulle responsabilità di alcuni problemi (e qualche pasticcio) che stanno affliggendo la risposta al virus nel Teramano.

 

«Sindaco Costantini e Sindaco D’Alberto, a questo punto della carriera non ho niente da perdere e tanto meno ho da chiedere – esordisce la direttrice sanitaria – Sono stata delegata dall’Unità di crisi e dal Direttore Generale (Maurizio Di Giosia, ndr.), che mi ha fortemente voluto in questo, a seguire l’Ospedale Covid di Atri. È stato ed è un grande lavoro che è tutto verificabile. Peraltro tutti i medici e i paramedici dell’ospedale si sono messi a disposizione e lavorano indipendentemente dalle discipline di appartenenza. Con molti Sindaci delle zone, soprattutto di emergenza, ho rapporti costanti. In tempi non sospetti ho proposto di blindare la Val Fino. Ho proposto di eseguire tamponi sull’intero territorio. Ho proposto i tamponi per il personale sanitario, mi sono adoperata perché l’Istituto Zooprofilattico fosse riconosciuto laboratorio di riferimento. Ho ordinato personalmente, tramite la farmacia dell’Ospedale di Atri, la formulazione sottocute del farmaco Tocilizumab ed ho autorizzato regolarmente, anche a distanza, per tutti i pazienti ricoverati, lo stesso farmaco. Ho ottenuto, io personalmente, che Giulianova non diventasse Covid e ci sono riuscita mettendo a disposizione altri posti letto, altra terapia intensiva, facendo spostamenti al Covid di Atri e riuscendo a mettere a disposizione posti anche per l’Asl di Pescara. Mi sono offerta di seguire io il percorso dei tamponi che poi il Direttore Generale ha affidato al dottor Ercole D’Annunzio (gestione del Rischio Clinico, ndr.). Ho rammarico, certo, per il personale di Oncologia e soprattutto per i pazienti di Oncologia dell’Ospedale “Mazzini” e sto aspettando, dal Capo Dipartimento, il dottor Carlo D’Ugo, di conoscere quali protocolli siano stati adottati e come e se sono state rispettate le misure di sicurezza obbligatorie anche nelle riunioni interdisciplinari tra sanitari. All’ospedale “Mazzini” di Teramo c’è ovviamente anche un Direttore sanitario, preposto all’organizzazione del presidio stesso, che è coordinatore degli altri tre presidi ed è il dottor Pietro Romualdi. Ricordo che non lavoriamo come degli sciocchi senza avere una organizzazione. C’è l’Unità di crisi e l’emergenza ha trovato nell’ospedale Covid di Atri un piano specifico che è unico. Sindaco Costantini e sindaco D’Alberto, non mi posso permettere dispendi di energia perché devo lavorare. Dove sono? Al lavoro, appunto. E sono nota per rispondere al telefono a tutti. I medici che, mi dite, raccontano a voi sindaci, invece che a noi sanitari, le difficoltà, accampando il pretesto di avere paura di me, mi fanno fare finalmente un sorriso. Auguro a voi sindaci di avere la coscienza pulita come ce l’ho io. In giornate di dolore e fatica aiuta molto, sapete?»

 

I SINDACI DEL COMPRENSORIO FANNO QUADRATO ATTORNO ALLA MATTUCCI. “L’Ospedale di Atri, individuato quale Covid Hospital della provincia di Teramo, dopo una fase iniziale di ovvio assestamento, sta gestendo in maniera impeccabile la situazione, come testimoniato anche dai malati e dal personale sanitario e medico che ho sentito personalmente. Il merito di questo risultato va rintracciato anche nell’operato della direttrice sanitaria, la dottoressa Maria Mattucci, che è stata individuata dall’unità di crisi per seguire l’Ospedale di Atri in questa fase di emergenza da Covid-19. Una professionista valida e preparata con la quale ho un rapporto quotidiano”. Con queste parole il Sindaco di Atri, Piergiorgio Ferretti, commenta l’operato della direttrice sanitaria Maria Mattucci individuata dall’unità di crisi nella direzione del Covid Hospital della provincia di Teramo.

“Ci tengo a precisare – conclude Ferretti – che per l’ospedale di Atri nella fase iniziale dell’emergenza sono state messe in campo azioni per individuare tutti i presìdi di sicurezza per gli operatori e i pazienti e tutte le migliori risorse della città ivi compresi il dottor Rossano Di Quirico che è rientrato ufficialmente in servizio. Anche su mio interessamento, inoltre, sta dando un aiuto concreto, seppur non in maniera ufficiale, il dottor Gaetano Pallini esperto di situazioni emergenziali, il tutto sotto la direzione della dottoressa Maria Mattucci che ringrazio per il suo prezioso lavoro come ringrazio tutto il personale per l’abnegazione, l’impegno, la professionalità e le doti umane dimostrate”.

A commentare favorevolmente la gestione del Covid Hospital atriano e l’operato della dottoressa Maria Mattucci anche i sindaci del comprensorio – in particolare quelli di Roseto degli Abruzzi (Sabatino Di Girolamo), Pineto (Robert Verrocchio), Castiglione Messer Raimondo (Vincenzo D’Ercole), Castilenti (Alberto Giuliani) e Montefino (Ernesto Piccari), quest’ultimo nel doppio ruolo di amministratore e paziente in quanto ricoverato ad Atri dopo essere risultato positivo al Covid-19 – i quali, sentiti telefonicamente, testimoniano la disponibilità e la grande professionalità della direttrice sanitaria.

 

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA. "Basta proclami e passerelle, uniti per cercare soluzioni razionali utili a chi è in prima linea". Intervento del presidente della Provincia, Diego Di Bonaventura, sulle polemiche che si sono rincorse in questi giorni in merito alla gestione sanitaria dell’emergenza e sulla proposta di una struttura commissariale straordinaria: «Oggi piangiamo un morto che si poteva salvare: un uomo con un infarto che ha avuto paura a rivolgersi alle cure sanitarie, all’Ospedale. Fermiamoci.  Stiamo lanciando messaggi sbagliati, rincorrendo la cronaca e i dati. Non è il nostro mestiere.  Siamo stati eletti in tempo pace e ci troviamo ad affrontare la guerra. E’ dura per tutti ma noi amministratori non possiamo diventare gli amplificatori di tutte le paure, le ansie e le preoccupazioni rilanciando richieste le più disparate in questa fase emergenziale. I rischi sono troppo grandi.  Una fuga di notizie o un  decreto travisato non è solo un errore di comunicazione ma può diventare una fra le cause dell’aumento del contagio a Sud.  Le nostre parole, in quanto istituzioni, hanno un peso specifico molto importante.

Abbiamo le Unità di Crisi, i tavoli congiunti in Prefettura, in Regione, possiamo accertarci di persona e con celerità rispetto ad una situazione, uno sviluppo, un farmaco.  Possiamo avanzare proposte, chiedere suggerimenti, offrire la nostra disponibilità.  Noi dovremmo avere una visione complessiva e in quella visione c’è quella di non incutere ulteriori preoccupazioni e paure ai cittadini. e di non avere la tentazione di sostituirsi a chi solo può dare certezze scientifiche e sanitarie. Oggi, ora, come in tempo di guerra, la paura, è il nemico peggiore: se facciamo venire meno il patto di fiducia fra i cittadini e chi li sta curando il danno sarà enorme. La Asl di Teramo, fra le prime in Italia, ha pensato ad un ospedale dedicato al COVID19 ad Atri: una decisione esemplare che forse andava plaudita con maggiore forza. Si stanno sperimentando i farmaci giusti – non è mica necessario fare un comunicato su tutto – tutti i capi dipartimento compongono la speciale Unità di crisi. La Asl di Teramo vive una condizione comune a tutta l’Italia sanitaria, scarseggiano i dispositivi, i reagenti, i laboratori per processare i tamponi e sia il Ministero della Salute che la Protezione Civile che la Presidenza del Consiglio ci spiegano ogni giorno perché: nulla che sia imputabile alla Asl di Teramo, ovviamente, e qui abbiamo anche la risorsa preziosa dell’Istituto Zooprofilattico  e del suo laboratorio.

Possiamo fare di più?  Sempre, si può sempre fare di più, confrontandoci  tra amministratori mettendo in comune idee ed esperienza senza conflittualità e men che mai competizione. Non serve urlare o inseguire la cronaca ma assecondare e sostenere razionalmente lo sforzo di chi è in prima linea. Mi pare, lo dico sommessamente, che in troppi, ogni giorno, si esprimono con estrema leggerezza su temi di così grande complessità da far tremare i polsi agli esperti competenti, figuriamoci al resto del mondo. L’idea di un Commissario straordinario, lanciata ora, in piena emergenza e con la macchina della risposta sanitaria e amministrativa già in moto, suona come un proclama, peraltro a forte rischio strumentalizzazione e non sempre per ragioni nobili,  piuttosto che una soluzione.  Curiamo la nostra comunità, coinvolgiamo consiglieri, associazioni, minoranze e maggioranze: abbiamo bisogno di tutti. Però abbassiamo i toni, adesso è indispensabile. Lo dobbiamo anche a operatori sanitari, infermieri, barellieri, assistenti, medici, agli addetti alla pulizia dei presidi sanitari, agli autisti delle ambulanze, ai volontari della Protezione Civile: non facciamo sentire inutile il loro sforzo. E’ un peso più gravoso dei rischi che stanno correndo».