Lodo Ruzzo: una sentenza, due interpretazioni. E Cognitti annuncia una querela – LE INTERVISTE

Il sindaco: “E’ il lodo della verità, avevamo ragione noi sul metodo”. La presidente: “Grave quello che ha detto sulle assunzioni all’Acquedotto”

TERAMO – Una ‘sveltezza’ legittima che ha scatenato una battaglia giuridica il cui primo round vede sconfitti soltanto i cittadini. I quali, adesso, con le loro tasse e le bollette dell’acqua, si ritroveranno a farsi carico delle spese legali per un contenzioso che nessuno di loro ha voluto e chiesto.

Ascoltando le diverse campane si scopre che tutti hanno vinto e nessuno ha perso, tra Ruzzo Reti e Comune di Teramo. L’indomani della notizia della sentenza del lodo arbitrale – chiesto dal Comune di Teramo contro la società ‘in house providing’ dei Comuni teramani – è affollato di dichiarazioni di vittoria che non sono altro che l’interpretazione politica della sentenza di 20 pagine degli arbitri nominati dal tribunale.

Quella giuridica dice che dei tre rilevi sollevati dai legali dell’amministrazione comunale due sono stati ritenuti infondati. Una valutazione che gli arbitri del lodo hanno voluto comunque consegnare agli attori del contenzioso, nonostante esso stesso era già chiuso con il ritiro delle dimissioni dei componenti del Cda della Ruzzo Reti.

Il fatto risale al novembre del 2018, quando si dimise il presidente Antonio Forlini, seguito a ruota dagli altri due componenti, Alessia Cognitti e Alfredo Grotta. I tre si presentarono dimissionari all’assemblea del successivo 1° dicembre e furono rinominati nei loro ruoli. Soltanto il sindaco di Teramo dissentì da quesa procedura e impugnò sia la delibera assembleare di nomina, sia quella del Cda che il 21 novembre aveva convocato la riunione dei sindaci-soci.

Cosa dicono gli arbitri?
1) “è certamente inammissibile l’impugnativa” delle due delibere per ritardo di termini dei 90 giorni;
2) infondata è la censura sulla mancanza di motivazione” del perchè si è scelto di riproporre un Cda di tre componenti piuttosto che un amministratore unico: “congrue e pertinenti” si presentano, secondo gli arbitri, le motivazioni sottoscritte in due mozioni anche da 25 sindaci, delle necessità di far fronte con un organo gestionale così dimensionato alla complessa organizzazione e alla vastità territoriale della Ruzzo Reti;
3) “fondata appare, invece, la censura riferita all’inosservanza dell’art. 28 comma 3 dello statuto e del regolamento per l’esercizio del controllo analogo adottato dall’ATO Teramano”: la delibera del Cda con cui si convocava l’assemblea dei sindaci-soci avrebbe dovuto essere sottoposta all’organo di controllo, preventivamente e non dopo che essa è stata votata e approvata dai sindaci.
4) decade l’arbitrato perché, con le dimissioni presentate dai componenti del Cda, è venuto meno l’argomento del contendere, con compensazione delle spese arbitrali tra le parti convenute.

Il sindaco Gianguido D’Alberto: “E’ il lodo della verità”. Parla apertamente di grande soddisfazione per la sentenza del lodo, perchè, in sostanza, avvalorerebbe i dubbi espressi dal solo Comune di Teramo sull’illegittimità della delibera con cui si accoglievano le dimissioni dell’intero Cda: “Quelle dimissiomni – ha detto -, accompagnate dall’assicurazione di una rielezione, aveva una sola finalità, far decadere il contenzioso ed evitare di perdere”.

La presidente Ruzzo Reti, Alessia Cognitti: “Basita da cosa dice il sindaco, secondo lui ha vinto quando ha perso su tutta la linea”. La Presidente della Ruzzo Reti ha approfittato della conferenza stampa convocata per illustrare la sentenza per replicare al primo cittadino: “Sono basita per le sue parole, evidentemente non ha letto bene cosa hanno scritto gli arbitri, nonostante lui e il consigliere Massimo Speca siano laureati in giurisprudenza. Si tratta ancora una volta di una ripicca politica perchè io non l’ho appoggiato in campagna elettorale preferendogli Giovanni Cavallari. La sentenza è chiara, il lodo ha chiarito che tutto è stato fatto nella piena legittimità. E aggiungo che non escludo una querela per diffamazione per quello che sarebbe stato detto in consiglio comunale ieri, sulle assunzioni alla Ruzzo Reti: se D’Alberto sa qualcosa di più di noi ce lo venga a dire”.

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