Addio a don Paolo, caro burbero custode di Sant’Antonio

Si è spento a 93 anni uno dei parroci più longevi e conosciuti della Diocesi

TERAMO – Caro e brontolone, burbero e affettuoso, non risparmiava reprimende a fedeli e politici quando serviva, così come era abituato a farlo con i catechisti. Ne aveva formati a centinaia, don Paolo Di Mattia, nella sua chiesa di Sant’Antonio. Un esempio di longevità non solo terrena (si è spento a 93 anni) ma anche di reggenza parrocchiale.

Don Paolo (nella foto di Sergio Scacchia), ordinato sacerdote nel giugno del 1950 (dunque 70 anni fa…) ha guidato la parrocchia di Sant’Antonio per 53 anni. E il suo distacco per il pensionamento è stato vissuto in una strana atmosfera, sia da lui che dai fedeli, lo scorso mese di settembre, quando don Antonio Ginaldi ha preso possesso dell’eredità di don Paolo. Come se negli anni fosse maturate l’idea che lui e quella comunità di fedeli, intere generazioni che con lui hanno ricevuto la comunione e la cresima, fossero tutt’uno in un indissolubile rapporto.

Le sue omelie spesso erano esternazioni spontanee di critica sociale, nel corso delle quali si lasciava andare con la sua proverbiale umanità, a richiami severi anche nei confronti di chi definiva ‘i servitori dei cittadini’, ovvero gli amministratori. Ma molte delle preghiere erano riservate proprio a loro, come nella vigilia pasquale del 2014 quando, nel corso della messa domenicale più affollata, raccomandò ai fedeli di pregare per loro per l’intera Quaresima, affinché trovassero il conforto di svolgere la loro missione di aiutare i cittadini e chi li aveva eletti.

Don Paolo all’inizio dell’anno aveva subito una caduta e aveva riportato la frattura di una gamba e la riabilitazione è stata complicata. Si è spento in serata.

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