D’Amario: “Rischio recrudescenza Covid in Abruzzo dal 15 settembre”

Il Direttore del Dipartimento sanitario regionale avverte: “Vedo troppa gente deresponsabilizzata”

TERAMO – “Il nostro lockdown da marzo a giugno è servito per eliminare il virus dalle persone che erano ammalate e anche interrotto la trasmissibilità e le grandi catene di contagio, ma il problema delle piccole catene dovute agli asintomatici è ancora presente sul territorio. Dunque non dobbiamo abbassare la guardia e continuiamo a tenere un atteggiamento di estrema attenzione e soprattutto indossiamo la mascherina, in particolare nella finestra dopo il 15 settembre dove ci aspettiamo il rischio di una recrudescenza del virus

Per Claudio D’Amario, direttore del Dipartimento della Sanità Regionale l’impennata di nuovi casi di positività, ben 10 in un solo giorno. in Abruzzo, è da attribuire alla circolazione di lavoratori stranieri in questo periodo, ma raccomanda a tutti attenzione perché la soglia di attenzione è scesa pericolosamente

Dobbiamo abituarci da qui all’autunno alla recrudescenza di piccoli focolai, che è prevedibile nel momento in cui ricomincia la circolazione tra le regioni e il turismo, al quale però guai se rinunciassimo“.

Per D’Amario “un rischio importante che non possiamo sottovalutare è quello del 15 settembre, quello del ritorno a scuola, del ritorno ai posti di lavoro, dell’aumento delle persone che viaggiano sui mezzi di trasporto pubblico: possiamo contenerlo soltanto con il distanziamento e la mascherina, non ci sono altri strumenti. Il sistema sanitario è pronto: abbiamo capacità territoriale, capacità di assistenza ormai anche con la rete Covid, abbiamo potenziato tutti gli ospedali: la trasmissione dipende esclusivamente dal nostro comportamento“.

Questo è un virus che viaggia sulle gambe e sulla saliva, per cui un metro e mascherina. Purtroppo però – ha aggiunto D’Amario – vedo che il comportamento individuale si è fortemente deresponsabilizzato. Lo vedo nei locali pubblici, nei ristoranti, lo vediamo al mare e in tante attività che stanno riportando i piccoli focolai del virus. A questo si aggiunge la manovalanza straniera per la pastorizia e la raccolta nei campi, ad esempio, che ormai fanno soltanto gli stranieri: l’arrivo di persone da aree ‘no Covid-free’, aumenta il rischio di alimentare nuovi focolai“.

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