Martina Centofanti, una medaglia di bronzo per papà Felice e per San Nicolò

La 23enne figlia del campione ex biancorosso si riprende a Tokyo quanto sfiorato a Rio 2016 nella ginnastica ritmica

TERAMO – Intanto chiediamo scusa, poi gioiamo tutti e brindiamo, già ebbri di gioia, alla 40esima medaglia dell’Italia alle Olimpiadi di Tokyo, quella nella ginnastica ritmica, conquistata quando stanotte in Italia erano le 4.

Scusa lo chiediamo a Martina Centofanti, la 23enne ‘farfalla’ azzurra, che già nel 2016 a Rio, aveva perso una medaglia che le spettava quasi di diritto. Non l’abbiamo annoverata tra i teramani e gli abruzzesi che hanno partecipato alla spedizione azzurra di Tokyo 2020.

Martina per l’anagrafe è nata a Roma, nel maggio 1998. Ma è la figlia di Felice Centofanti, il ‘nostro’ Felice, che la vita ha portato in giro per l’Italia con le sue doti di calciatore, a giocatore tra i primi ‘falso nueve’, lui terzino con la maglia numero 9 dell’Inter, ma che a San Nicolò a Tordino ha le sue radici e tutto il mondo che può ruotare attorno a un giovane socievole, altruista, solare, estroso. Che pochi credevano, soprattutto nel Teramo dove giocava, che potesse esplodere in Serie A.

Brava Martina e scusa se ci ‘prendiamo’ l’orgoglio di una medaglia di bronzo teramana che si aggiunge a quella di Anselmo Silvino conquistata nel 1972 a Monaco di Baviera. Un bronzo condiviso con
la sua squadra di ‘farfalle’ (Alessia Maurelli, Agnese Duranti, Daniela Mogurean e Martina Santandrea).

Lei, figlia d’arte, aviere capo dell’Aeronautica Militare Italiana, ha fatto di questa passione il successo della sua vita: cresciuta sportivamente a Roma, dal 2015 stella titolare dell’Italia di ginnastica ritmica, si allena nel centro federale permanente di Desio e nel palmares questa medaglia è solo una tappa di una carriera già fulgida: tra le altre, la medaglia d’Oro ai Mondiali di Stoccarda del 2015 e il quarto posto ai Giochi Olimpici di Rio 2016.

Bella e brava, Martina che ha scelto le clavette a differenza del padre che dava calci al pallone e negli anni ’90 la sua folta capigliatura e la simpatia innata gli faceva raccogliere cori affettuosi dalle curve italiane.

Noi abbiamo conosciuto anche il Felice nobile d’animo e generoso, che appena poteva tornava nella sua San Nicolò per aiutare amici che ne avevano bisogno. Questa medaglia è un pò anche un riconoscimento a tutto questo e questa bella famiglia.

Foto: Open

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