VIDEO/ Dieci anni fa moriva Antonio Tancredi, l’onorevole’: oggi non ci sono più baluardi

E’ incolmabile la perdita sotto il profilo politico e sociale prima ancora che umana: il capoluogo ha perso lungimiranza e primato e c’è anche il rischio di non avere più parlamentari

TERAMO – Dieci anni fa moriva Antonio Tancredi, per sempre l’onorevole e guida illuminata di questa città e di questa provincia. In un solo colpo, quel mattino del 17 maggio del 2012, Teramo perse un politico lungimirante e un vero cittadino di questa comunità e, per essa, interprete attivo e indomito di una politica fatta per il territorio.

Il vuoto lasciato da Tancredi è evidente nella scomparsa di quella competitività che aveva caratterizzato Teramo a livello regionale e nell’assenza di una vera programmazione per un futuro sicuro e durevole: non solo deriva nella scuola politica, ma anche e soprattutto è mancata la ‘presa’, un baluardo della identità teramana ai tavoli che contano.

Era proprio vero il triste presagio che alla scomparsa di Antonio Tancredi tante cose sarebbero cambiate. E in peggio. A cominciare dagli ultimi gioielli della sua grande visione di insieme: il sindaco, e poi Governatore, Gianni Chiodi, e la sua Banca di Teramo. Il 2012 ha segnato per Teramo un ‘annus horribilis’ della sua storia: 18 giorni prima della morte di Antonio Tancredi, il 30 aprile, il Ministro dell’economia e della finanza, avvia la scomparsa della Banca Tercas con l’amministrazione straordinaria, segnale che mise sul banco degli imputati la politica locale, per aver assistito inerme, senza battere ciglio, a una fine sancito a tavolino nella segrete stanze romane.

E il dopo Tancredi si trasformerà nella più profonda crisi gestionale della Banca di Teramo, aprendo la strada al baratro della cessione. Che nel 2016 si concretizzerà, per ironia della sorte, per entrambi gli istituti di credito: la Tercas acquisita dalla Popolare di Bari, e la Banca di Teramo fagocitata senza mezzi termini, dai soci alle insegne, dalla Bcc di Castiglione e Pianella. Ma il 2012 segna anche il declino dello splendore politico di Gianni Chiodi che arriverà a perdere nel 2014 lo scranno di Governatore e la provincia di Teramo il suo miglior ‘bottino’ amministrativo a livello regionale, con 4 assessori, Morra, Di Dalmazio, Venturoni e Gatti e un segretario generale di presidenza, Enrico Mazzarelli.

Era inconfutabile: Teramo aveva perso una guida, un esempio, un riferimento capace di intuizioni e consigli. Sono trascorsi due lustri dalla scomparsa dell’onorevole, ma il depauperamento di capisaldi del territorio, sembra non finire: non solo perché le sue opere, dall’università all’autostrada, dal Traforo al laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso, dal lotto 0 ai grandi eventi culturali e alla banca, stanno passando alla storia come le ultime che questa città ha conquistato. E’ facilmente immaginabile, ad esempio, quale battaglia avrebbe ingaggiato, l’onorevole Tancredi, per difendere i collegi elettorali di questa provincia, per evitare come purtroppo poi è finita. E’ questa, sul piano politico, l’ultima resa che segna la completa dispersione dell’insegnamento di Antonio Tancredi: Teramo e la provincia spedita ai confini dell’impero, sola e dimenticata, senza forse più rappresentanza parlamentare.

Ecco perché oggi, a distanza di 10 anni da quel 17 marzo 2012, ci sentiamo, da teramani, tutti orfani.

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