Quel ponte lungo 11 anni, una tragedia e… dieci minuti di vergogna

Triste storia di un attraversamento ciclopedonale sul Vomano: da un convegno del 2011 dal titolo beffardo, al progetto del 2016, tre imprese cambiate e tanti annunci fake. Si parla di Bike to coast e intanto si perde la vita per andare da Roseto a Pineto in bici

ROSETO – Qualcuno ci accuserà di dietrologia, di strumentalizzare la situazione, che le responsabilità sono altrove. Forse è giusto anche tutto questo. Ma un dato di fatto è incontrovertibile. Da quanti anni ci ammorbano con gli spot sul Corridoio Adriatico o il Bike to coast? La mobilità sostenibile, le piste o le corsie ciclabili, l’utenza debole… Tante belle parole ma ogni estate che si chiude è stata l’ennesima occasione persa per godere del nostro stupendo litorale lontano dalle auto e dai camion ma soprattutto per pedalare in sicurezza. Eppure, ancora oggi, nel 2022, è come se dentro casa avessimo un impianto elettrico ma senza luce perché i cavi sono interrotti lungo il percorso. Un pò come accade tra Roseto e Pineto, con la ‘neverending story’, la storia infinita del ponte ciclopedonale sul Vomano: dal lungomare ti ritrovi all’improvviso in mezzo ad una ex cava di terra e vieni proiettato lungo una delle strade più pericolose d’Italia, l’Adriatica. Se vuoi, come devi, immettersi sul senso di marcia, devi attraversarla e qui c’è il primo grande rischio di finire investito. C’è chi si avventura contromano, sbagliando ed esponendosi allo stesso rischio perché il marciapiedi del ponte sul Vomano, quando ci arrivi e se ci arrivi sano e salvo, è troppo stretto tra la balaustra e il guard rail per poter essere percorso con le due ruote. Figuratevi di notte. L’incidente ha un responsabile principale: un giovane irresponsabile, ubriaco, che guidava una macchina senza assicurazione. Dovrà pagare per le sue responsabilità, senza sconti. Ma ci sono anche una serie di concause, a cominciare dal perchè quei ragazzi purtroppo ‘dovevano’ essere lì.

La tragedia che ha visto morire Flavia di Bonaventura, investita con i suoi due amici mentre pedalavano in bicicletta per ‘riguadagnare’ la protezione della pista ciclabile, rientrando da Scerne di Pineto in direzione Roseto, è stata il ‘quando ci scappa il morto’. Se ci fosse stato il ponte ciclopedonale forse questa giovane vita sarebbe stata salvata. E’ il senno del poi? Forse no. Sono i fatti. Sulla pista ciclabile potevano cadere, molto probabilmente non morire perchè investiti da una macchina, per di più guidata da un ubriaco e senza assicurazione.

Rispolverare un pò la memoria non guasta in questi casi. Era il 29 luglio 2011, sì 11 anni fa, quando a Pineto il titolo di un convegno è davvero predittivo: ‘Lanello mancante’… Si parla del ‘ponte ciclopedonale sul Fiume Vomano: l’importanza strategica, la perfetta integrazione nel paesaggio e la valenza architettonica di un’opera indispensabile per il Corridoio Verde Adriatico’. Era un’idea, capite? E a parlarne c’erano i sindaci di Pineto e di Roseto, Luciano Monticelli e Enio Pavone, assieme all’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso. Sarà lui, il 28 maggio del 2016 (5 anni dopo) a presentare il progetto, finanziato con i fondi della Regione Abruzzo con il Par-Fas 2007-2013: 2,4 milioni di euro per un ponte in legno lamellare a 5 campate, lungo 233 metri…, il cui progetto era stato approvato dalla Provincia un anno prima (2015).

La consegna dei lavori ci fu nel 2017 ma non partirono mai: nel 2020 la Provincia, dopo lunghe vicissitudini, è costretta a risolvere il contratto con la Ecofin srl (che aveva acquisito la Gianforte Remo prima aggiudicataria) ‘per inadempienza contrattuale’. Risoluzione per la quale l’ente ha dovuto attendere una sentenza del tribunale, visto che la ditta aveva impugnato il provvedimento dell’ente. A quel punto, da procedura di legge, è stata interpellata la seconda ditta aggiudicataria che si è dichiarata non interessata, fino a giungere alla terza offerta in gara, quella di Facciolini srl di Montesilvano. I lavori partono e dovrebbero essere conclusi in 130 giorni, poco più di 3 mesi. Nel 2020.

L’ultimo annuncio è del 29 marzo di quest’anno: i materiali che mancavano, per la parte conclusiva, in ritardo per via del Covid e da ultimo anche la guerra uin Ucraina, sono finalmente arrivati e si può procedere alla posa in opera delle campate in legno. “I lavori saranno conclusi entro il mese di giugno e per l’estate il ponte ciclopedonale sul fiume Vomano potrà essere fruibile – dichiarano il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura e l’assessore Lanfranco Cardinale -“. Un’altra fake news di cui è costellata questa vicenda. Nei gironi scorsi qualcuno ha provato a dire, sommessamente, che forse sarà inaugurato a settembre… Ma stavolta e soprattutto all’indomani del gravissimo lutto che Roseto e una famiglia hanno vissuto, meglio… dieci minuti di vergogna e aspettare davvero che il ponte apra, magari senza festeggiare con un taglio di nastro qualcosa che dovevamo avere già da 11 anni…


One Thought to “Quel ponte lungo 11 anni, una tragedia e… dieci minuti di vergogna”

  1. Giustizia per Flavia! Un’altra vittima che si poteva salvare. La burocrazia uccide.

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