Anche il Tar dopo la Cassazione dà ragione al tenente colonnello Naselli

Restituiti divisa, gradi e stipendio. La Suprema Corte aveva già notevolmente ridimensionato il suo ruolo nell’inchiesta

TERAMO – Anche il Tar Lazio, dopo la Cassazione, dà ragione al già comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Teramo, il tenente colonnello Giorgio Naselli, restituendogli quei gradi che il ministero e il comando generale gli avevano tolto assieme allo stipendio. L’origine di tutti i mali, per l’ufficiale della Benemerita che a Teramo si era fatto apprezzare per la sua competenza e la sua disponibilità, resta ancora quella maxi inchiesta ‘Rinascita-Scott’ contro la cosca Mancuso, con oltre 400 arrestati, circa un centinaio dei quali è stato giudicato già con rito immediato, partorita dalla ‘volumetrica’ inchiesta della procura di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri.

Un altro punto a favore per la posizione processuale di Naselli, la cui posizione è decisamente migliorata, dopo i pronunciamenti degli Ermellini sull’inchiesta, che ha ridimensionato il suo coinvolgimento (che portò all’arresto il 19 dicembre 2019, con un mese in carcere militare e altri sette ai domiciliari) a una presunta rivelazione del segreto d’ufficio, rispetto alle originarie contestazioni di associazione esterna di stampo mafioso e abuso d’ufficio.

Piano piano, ma con grande sofferenza sia sotto il profilo personale, famigliare e processuale, si fa strada il netto ridimensionamento del ruolo in questa vicenda di Naselli. Che torna intanto nella titolarità del grado, della divisa e dello stipendio, come sancito dai giudici del tribunale amministrativo che hanno sottolineato come la commissione giudicatrice che esercitò la valutazione disciplinare, non ha aggiornato lo ‘stato dell’arte’ dopo la pronuncia della Cassazione, che aveva smentito sia il gip di Catanzaro che il Riesame, annullando le contestazioni di concorso esterno in associazione mafiosa e di abuso d’ufficio. Il tenente colonnello è assistito dagli avvocati Gennaro Lettieri e Roberto Colagrande.

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