Addio a Lino Campanelli, uno dei primi grandi atleti del Camposcuola

E’ venuto a mancare lontano dalla sua Teramo a 65 anni. Insegnava a Bergamo da una vita, fu campione di atletica della Libertas D’Alessandro

TERAMO – Onore, senza retorica, a un amico che di Teramo aveva portato con sè tanta nostalgia e che nonostante tutto, era la sua meta di ritorno appena poteva. La notizia della morte all’età di 65 anni, di Lino Campanelli, il prof o il boss, a seconda delle generazioni a cui si è appartenuti, suoi studenti o suoi amici, è arrivata con un pò di ritardo in città ma grazie ai social, e ha lasciato interdetti.

Proprio i social avevano permesso di mantenere con Lino, docente di educazione fisica in pensione da qualche anno che viveva a Bergamo, quel contatto virtuale che ribadiva anni e anni di conoscenza nella seconda gioventù, quella della maturità e fino all’università, quando le strade si divisero per i rispettivi impegni professionali. Anche in Lombardia ebbe modo di seminare quelle sue qualità di empatia, ironia e schiettezza che lo aveva contraddistinto dall’adolescenza. Lino non era solo un libero pensatore, che noi un pò indietro di qualche anno rispetto a lui, sulle prime temevamo anche un pò, confusi a prima vista da un carattere che sembrava essere burbero.

Era soprattutto un atleta. Come ci ricorda oggi Leo Valentini, che aveva condiviso con lui gli anni della scuola, dell’atletica e dell’Isef, Lino Campanelli “era un ottimo primo frazionista della 4×100 della Libertas D’alessandro Teramo”. Erano gli anni ’80. “Con lui ho vissuto gli anni più belli del Camposcuola a Teramo, ricco di personaggi e atleti di valore nazionali… con il professor Claudio Mazzaufo tecnico Fidal… Lui sui blocchi volava…. Ciao atleta… Sarai sempre nel mio cuore“.

Una delle ultime chiacchierate poco più di un anno fa, nei pressi del bar Grigiorosso in via Raneiro, a Teramo: si parlava del fascino di viaggiare in moto, di qualche ricordo speso tra via Carducci e piazza Dante, della sana rivalità di allora tra noi Classico e loro Scientifico, degli amici comuni. E il suo ricordo intatto, così come l’apprezzamento e il rispetto: quel rispetto, accompagnato da riconoscenza, che oggi leggi tra i commenti dei suoi giovani e non più giovani studenti, trattati da sempre come suoi amici o come fossero figli.

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