Morte in fabbrica di Tonino: perizia sul macchinario killer. La moglie: “Vogliamo la verità”

La tragedia alla Metallurgica Abruzzese: oggi si è svolto l’accertamento alla presenza dei consulenti della famiglia. “Nessuno del gruppo Cavatorta è venuto da noi e ci ha offerto spese per gli studi o posti di lavoro”

GIULIANOVA – Prosegue con un accertamento tecnico irripetibile l’inchiesta sull’incidente mortale sul lavoro in cui lo scorso 13 settembre perse la vita, nello stabilimento industriale della Metallurgica Abruzzese Spa a Mosciano Sant’Angelo, l’operaio 49enne padre di tre figli, Tonino Fanesi. Ad eseguirlo, oggi, è stato l’ingegner Marco Colagrossi, il consulente tecnico nominato dal pubblico ministero Francesca Zani, che conduce l’inchiesta sulla tragedia e che vuole verificare cosa sia accaduto quel giorno, se nell’incidente ci siano responsabilità di terzi e se il macchinario che schiacciò il povero metalmeccanico avesse o meno tutti i sistemi di sicurezza in regola. All’accertamento hanno assistito i consulenti di parte ingegner Gianluca Biocca e il perito Adriano Cunial. La famiglia di Tonino Fanesi si è infatti rivolta a Malela Labrecciosa, consulente di Giesse Risarcimento Danni, società specializzata a livello nazionale nella tutela dei familiari delle vittime di incidenti mortali e in ambito penale si è affidata all’avvocato Enzo Di Lodovico, legale fiduciario di Giesse.

Sulla vicenda per la prima volta è intervenuta la moglie dell’operaio, Gabriella, per precisare a distanza di oltre un mese, alcuni particolari della vicenda. “Abbiamo vissuto giorni di angoscia e dolore a seguito di un dramma che ci ha privato di un marito e di un padre modello – afferma la moglie di Tonino Fanesi -, ma siamo riusciti a resistere grazie anche alla vicinanza di chi voleva davvero bene a Tonino. Ora, tuttavia, la volontà mia e dei nostri figli Matteo, Davide e Samuele, è quella di giungere alla verità sulla tragedia avvenuta il 13 settembre nello stabilimento della Metallurgica Abruzzese Spa a Mosciano Sant’Angelo”.

La moglie della vittima, nel chiedere di nuovo “maggiore rispetto nei confronti della nostra famiglia“, ha sottolineato con amarezza di aver appreso assieme ai suoi figli “della morte di Tonino dalla stampa e abbiamo ricevuto i primi messaggi di cordoglio ancor prima di essere stati avvisati dalle autorità. Non abbiamo mai chiesto aiuto a nessuno e, con grande sforzo, andremo avanti come abbiamo sempre fatto, seguendo l’esempio di Tonino. Dei tre figli uno solo è minorenne, gli altri due sono maggiorenni – ha aggiunto la donna -, il mio nome è Gabriella, non Santina come scritto da alcune testate, e vorrei ringraziare sentitamente i colleghi di lavoro della Metallurgica Abruzzese Spa, gli ex colleghi della Betafence Spa e gli amici dello stabilimento balneare Malibù di Giulianova per le raccolte spontanee messe in atto e poi consegnateci“.

Della sentita vicinanza dei colleghi di lavoro di Tonino si è detto, altrettanto non si può dire della proprietà dell’azienda, contrariamente a quanto scritto da alcuni organi di stampa, che avevano incensato un presunto atteggiamento di sostegno del gruppo Cavatorta. E’ la stessa Gabriella Fanesi a rivelarlo: “La direttrice dello stabilimento della Metallurgica Abruzzese di Mosciano Sant’Angelo è venuta a casa nostra a porgere le condoglianze e ha proposto di pagarci le spese funerarie. Ringraziandola dal profondo del cuore ho però declinato l’offerta – dice la moglie dell’operaio deceduto -. Diversamente da quanto emerso sui giornali, nessun componente della famiglia Cavatorta è venuto a trovarci, né tantomeno ha proposto di pagare le spese per gli studi dei figli né promesso futuri posti di lavoro. Queste precisazioni non sono un’accusa verso qualcuno né tanto meno una pretesa. Sono finalizzate soltanto a chiedere maggiore rispetto agli organi di informazione. Rispetto che passa anche e soprattutto attraverso la verifica delle notizie».

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