Prati di Tivo, Finori tiene in ‘ostaggio’ gli impianti e rilancia: “Voglio comprare”

All’appuntamento con la Gst per la riconsegna, alla scadenza della proroga di gestione, l’imprenditore non si presenta e fa scrivere dai suoi legali

PIETRACAMELA – C’erano solo il commissario liquidatore e l’avvocato della Gran Sasso Teramano, questa mattina, alla stazione di partenza della seggio-cabinovia dei Prati di Tivo, all’appuntamento con la ditta Finori srls per la riconsegna degli impianti di risalita della stazione turistica: ad anticipare l’assenza di Marco Finori c’è una mail certificata, inviata alle 19 di ieri, alla stessa società proprietaria degli impianti e agli azionisti di maggioranza Provincia e Camera di commercio del Gran Sasso, in cui si motiva la “non dovuta riconsegna”.

I legali di Finori ritengono infatti che la riconsegna della seggio-cabinovia (il vero ‘tesoretto’ che tra l’altro è di proprietà della Provincia e non della Gst), della seggiovia quadriposto, del Pilone, del magazzino con battipista, ricambi, attrezzature, motoslitta, e di tutto quanto ricompreso a Pratoselva, sia motivo di rischio per ulteriore danni nei confronti della ditta dell’imprenditore sembenedettese, che ha avviato un contenzioso civile nei confronti della Gst dopo due ricorsi persi al Tar e al Consiglio di Stato. Anzi: nella lettera, si dichiara ancora la disponibilità all’acquisto di tutto ciò che eera stato messo a gara ma alle condizioni originarie, sulla base della prima somma proposta da Finori, ovvero 900.000 euro.

In sostanza, in attesa che tutto si trasferisca adesso dinanzi ai giudici, la stazione è diventata ‘ostaggio’. Con la mancata riconsegna degli impianti e delle strutture, infatti, si impedisce di fatto la possibilità di cedere al prezzo già concordato di circa 1,5 milioni di euro all’impresa dei fratelli Persia. Sui Prati di Tivo oggi splendeva ancora il sole, ma le nubi sul futuro di questa stazione si addensano sempre più.

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