Prati di Tivo, Gst e Finori trattano via pec per l’acquisto degli impianti

Dopo gli annunci su emmelle.it, la società chiede all’imprenditore di formalizzare la proposta di comprare a 1,6 milioni di euro. L’imprenditore risponde: “Sì ma scalando i crediti che ho nei vostri confronti”

TERAMO – Nell’impotenza di un territorio, che guarda altrove il turismo invernale ingranare la quarta dopo la recente nevicata, anche in Abruzzo, fa specie apprendere che, almeno sul piano formale, i due litiganti (Marco Finori, ex gestore e Gran Sasso Teramano, proprietaria degli impianti di risalita dei Prati di Tivo, stanno ‘trattando’.

Proprio oggi, infatti, Finori ha risposto alla richiesta, fatta nei giorni scorsi dai legali della Gst, di indicare “modalità, tempi e condizioni” della sua proposta di acquisto degli impianti. questo perché, sostengono alla Gran Sasso Teramano, l’imprenditore sambenedettese fino ad oggi avrebbe resa nota la sua disponibilità all’acquisto soltanto attraverso le notizie diffuse dal nostro organo di informazione (l’ultima lo scorso 12 dicembre, LEGGI QUI), mai però attraverso i canali ufficiali. “Se è vero che vuole comprare – dicono alla Gst – formalizzi la sua richiesta“.

Oggi Finori ribadisce ufficialmente – anche se lo avrebbe fatto quando si aggiudicò gli impianti, il 25 luglio dello scorso anno e di nuovo lo scorso 19 aprile -, che vuole comprare i beni della Gst al valore di 1,650 milioni di euro con l’impegno a investirne altri 500mila in “strutture, innovazioni e promozione turistica” ma a determinate condizioni. Quali? Che dalla somma vengano scalati i ‘crediti’ che lui vanterebbe dalla società in liquidazione e che sono tra l’altro oggetto delle cause che ha intentato dinanzi a due diversi tribunali (quello di Ascoli Piceno per le ingiunzioni di pagamento e quello di Teramo per causa civile e sequestro dei beni). Ma non solo: anche i 17.500 euro che lui stesso avrebbe anticipato quale canone di concessione per l’uso dei terreni all’Asbuc per conto della Gst (e che la Gst sostiene di aver già restituito).

Quello che agli occhi di un profano potrebbe sembrare un punto di svolta o comunque una sorta di tentativo di sedersi a fumare un ‘calumet’ della pace, in realtà potrebbe nascondere altre insidie. Intanto perché quanto richiesto da Finori viene contestato dal commissario liquidatore Gabriele Di Natale per conto dell’assemblea dei soci ed è materia del contendere giudiziale. Se cioè il giudice dovesse dare torto a Finori? E’ lo stesso imprenditore a sgombrare il campo da equivoci: “Se il giudice dovesse dire che ho torto, quelle somme non verranno scalate dalla proposta complessiva“. Ma è anche pronto ad aggiungere: “Però una cosa mi suona strana – dice Finori -: se davvero vogliono prendere in seria considerazione, finalmente, la mia proposta di acquisto, perché dall’altra ancora non compilano un verbale della riconsegna degli impianti che da tempo ormai sono tornati nella loro disponibilità?“.

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