Il cedimento del ponte forse causato da sovraccarico: servono 2 milioni per ricostruirlo

Dopo il sopralluogo dei tecnici all’infrastruttura sulla provinciale 12 di Collerenti, si cercano soluzioni. Di Bonaventura: “Intanto messa in sicurezza con 200mila euro”

SANT’OMERO – Potrebbe essere stato causato da un sovraccarico non conforme alle disposizioni indicate dalla segnaletica stradale (limite massimo 3,5 tonnellate) la causa del cedimento della spalla lato Bellante del ponte sul torrente Salinello, lungo la provinciale 12 di Collerenti, quasi all’incrocio con la provinciale 8 Bonifica.

E’ quanto si ipotizza dopo il sopralluogo notturno dei vigili del fuoco e della squadra tecnica della Provincia di Teramo, che hanno chiuso il transito all’infrastruttura con dei jersey. L’ipotesi viene confermata dal dirigente dell’area viabilità dell’Ente, Francesco Ranieri: “Da un primissimo sopralluogo condotto dagli uffici tecnici della Provincia, si è potuto riscontrare un cedimento della spalla lato Bellante che sembrerebbe non essere riconducibile al cedimento della fondazione e che, probabilmente, potrebbe essere riconducibile a un sovraccarico non conforme ai limiti di carico imposti sulla strada“.

Chiuso il ponte, adesso si pensa a come risolvere la situazione ed evitare che il transito resti troppo a lungo interdetto, come accaduto circa tre anni fa in occasione di precedenti lavori: “Stamattina ho sentito il sottosegretario regionale Umberto D’Annuntiis e gli uffici del Genio Civile – ha dichiarato il presidente della Provincia, Diego Di Bonaventura, che questa notte era sul posto -. Da un loro primo sopralluogo, si farà subito la messa in sicurezza con lavori per 200 mila euroÈ già ipotizzabile che sarà necessario l’abbattimento e la ricostruzione per una previsione di spesa di circa 2 milioni di euro“.

Secondo il presidente, “l’Italia ultimamente sta dimostrando che, su questi tipi di lavori, anche in meno di un anno si può ridare al territorio un ‘infrastruttura pronta. Sono però preoccupato: questi vecchi ponti erano stati costruiti per un’altra mobilità. Oggi invece, i mezzi che vi transitano hanno pesi diversi rispetto a cinquanta anni faCi vorrebbe un ‘piano Marshall’ in Italia per abbatterli e ricostruirli tutti. Adesso recuperare il tempo perso non sarà semplice, ma possiamo e dobbiamo farlo – ha concluso Di Bonaventura-“. 

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