Sono venute alla luce nel cantiere del polo veterinario a Piano d’Accio: ricche di elementi e intatte. Saranno studiate, rimosse e visibili in esposizione. I lavori non saranno bloccati

TERAMO – Cercavano cisterne romane, hanno trovato una necropoli del primo millennio, ancor prima dei romani, di età risalente al VI o VII secolo avanti cristo, in piena età del ferro. Lo scavo preventivo effettuato dalla Sovrintendenza archeologica nel cantiere per la costruzione del reparto di degenza dei grossi animali, nel polo Bio-Agro-Serv del Dipartimento di Veterinaria di Piano d’Accio, non ha portato alla luce reperti inediti, ma una serie di strutture di sepoltura che permetteranno di ricostruire le tipologie e la distribuzione degli insediamenti alle porte della città antica.
I lotti di scavo sono due: nel primo sono state rinvenute 5 tombe poi, dopo un’area libera, nel secondo lotto sono state rinvenute altre sette-otto sepolture. L’area era nota come potenzialmente ricca di emergenze archeologiche, ma la scoperta è stata molto interessante perchè porterà numerose. informazioni sul popolo dei Pretuzi, di origini sabine e insediati in zona, di cui già si sono trovate presenza nella necropoli della Cona e di quella più grande a Campovalano.
Gli esperti della sovrintendenza, riuniti oggi dal rettore della Università di Teramo, Dino Mastrocola, hanno tranquillizzato tutti sul futuro di questo ritrovamento: lo scavo proseguirà per i necessari studi in situ, poi i reperti verranno tolti e spostati per una loro valorizzazione, attraverso l’esposizione. I lavori del Polo Agro-Bio-Serv, che hanno una tempistica obbligata pena la perdita dei finanziamenti, non saranno bloccati ma proseguiranno senza problemi.
In attesa di una musealizzazione le cui modalità sono ancora da mettere a punto (se ne farà sicuramente carico UniTe, che ha schierato i professori Coen e Alessia Colosimo per uno studio specifico, per ospitare i reperti in spazi messi a disposizione dall’università). Le fasi post ritrovamento segnano anche una intensa e proficua collaborazione con l’Università degli Studi di Chieti-Pescara, illustrata stamani dal rettore Liborio Stuppia: gli specialisti di questo ateneo interverrano per l’identificazione del sesso dei defunti, della parentela tra loro, attraverso sofisticate tecniche di analisi del Dna e altri elementi biologici.
