VIDEO FOTO / Sit-in a Paladini: altrove è festa della Repubblica, qui si celebra una sconfitta

Tanta gente in strada, su quel ponte della statale 80 che da domani verrà chiuso, isolando di fatto la montagna teramana. Sotto accusa Anas e Regione, sordi alle grida d’aiuto delle comunità locali

TERAMO – Lo ha detto il segretario generale della Cgil di Teramo, Pancrazio Cordone: “La strada più facile non è quella di chiudere e isolare le comunità montane: questo è un abuso di potere”. E ha ragione. Chi vive quassù ma lavora a chilometri di distanza, da una parte o dall’altra della galleria di Paladini, o da quello che in appena due settimane è diventato il famigerato ponte di Paladini, da domani sarà costretto al periplo della frazione di Crognaleto per raggiungere il luogo di lavoro. O per partorire. O per andare (speriamo di no) in ospedale. O soltanto per girare in vacanza nell’Abruzzo dei parchi…, regione verde d’Europa.

Quassù questi ‘montanari’ messi in disparte dall’Anas e dalla Regione, schiumano rabbia. Molti di loro (tanti non si sono fatti vedere perchè li crediamo essere in forte imbarazzo) hanno votato quelli che in campagna elettorale hanno promesso il ‘ripopolamento delle aree montane’, che hanno fondato la loro richiesta di voto su promesse del tipo ‘faremo, saremo, combatteremo insieme, otterremo…’: quelli che oggi erano altrove, forse alle diverse passerelle istituzionali del 2 giugno, alla festa della Repubblica. Ma cosa c’è di più legato alla Repubblica, all’Italia dei territori, di quanto sta accadendo a Paladini e che merita in un sol colpo attenzione, condivisione e rispetto? L’assenza qui stamattina, al sit in di protesta pacifica voluta dall’amministrazione di Crognaleto, di tanti volti noti della politica teramana e abruzzese, è equivalsa all’ammissione di vergogna, per l’impotenza e la sudditanza verso quel potere impersonato dall’Anas, a cui nessuno è riuscito ad imporre quantomeno la valutazione di un percorso alternativo che non isolasse questi territori. Quindi è meglio citare chi c’era: c’era un solo consigliere regionale, Sandro Mariani, tre sindaci (quelli di Crognaleto, Pietracamela e Campotosto), delegazioni da Tossicia e Rocca Santa Maria, il vice sindaco di Fano Adriano, la Cgil di Teramo, tanti motociclisti, turisti, residenti e imprenditori locali.

Da domani all’alba qui, a poca distanza dalla ‘Foresteria del cervo’, simbolo di chi investe sul parco e sul turismo green, al kilometro 40 della statale 80 delle Capannelle, scenderà il sipario su un tratto di strada vitale per lo sviluppo e l’economia delle aree interne. Oggi, su questi volti di gente impotente, che ha subito un torto senza poter essere ascoltati, si leggeva l’incredulità, la delusione ma soprattutto l’incertezza: nessuno crede, come annunciato, che i lavori dureranno due mesi. Non possono, perchè non ha credibilità chi rifiuta il confronto, chi ha scritto che questo piccolo ponte di meno di due centinaia di metri, ‘corre pericolo imminente di crollo’ ma non l’ha chiuso, nonostante sia stato percorso da mezzi di tonnellate di peso in tutti questi anni di lavori sull’arteria. Un progetto alternativo c’era: lo ha fatto realizzare in quattro e quattr’otto il sindaco di Crognaleto, Orlando Persia: era fattibile, avrebbe fatto ritardare i lavori più grossi di appena un mese o giù di lì, giusto il tempo di realizzarlo a fianco di quello esistente. E non dimentichiamo che sul territorio, appena vicino a Montorio al Vomano, ci sono imprese che hanno know-how tecnologico tale da costruire ponti in un week end: se si voleva, si sarebbe potuto. Ma qualcuno invece, anche in Regione, avràpensato: “Ma tanto sono una decina di montanari…”

E’ altamente simbolico che questa grande ‘operazione delusione’ sia coincisa con una data importante per il nostro Paese: il 2 giugno, quassù, non ha rappresentato la celebrazione della festa della Repubblica, ma il ‘day one’ della sua sconfitta.

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