Esplode il dramma per 12 famiglie di via Arno, costrette a lasciare casa. Certificato il fallimento sulla ricostruzione pubblica dell’azienda regionale, come lo stesso Marsilio aveva ammesso nell’ottobre scorso
TERAMO – Quanto fossero ‘pesate’, e ‘pesanti’ al tempo stesso, le parole pronunciate dal governatore Marco Marsilio nell’ottobre scorso, quando di fatto ‘commissariò’ l’Ater di Teramo, con il benservito alla presidente Maria Ceci, per sottolineare “i progetti inadeguati, non tecnicamente fattibili“, che avevano costretto a ricominciare daccapo il lavoro sui danni sisma 2016-2017 sul patrimonio Ater teramano, lo si comprende di più ogg. Mettetevi nei panni di quei inquilini,12 nuclei famigliari, che si sentono dire, a 9 anni di distanza dal terremoto e da una prima valutazione, che le loro abitazioni sono inagibili, che devono sgomberare gli appartamenti e che se vogliono possono trasferirsi a vivere a Mosciano…
Forse troppo presi ad attaccare il Comune sulla ricostruzione pubblica (quella che comporta solo la chiusura e lo sfratto di uffici pubblici non di famiglie dalle loro case) lenta, le opposizioni politiche non si sono accorte che nei carrozzoni da loro governati la gravità delle situazioni logistiche e sociali erano un pochino più gravi… E oggi, la mina è esplosa: in via Arno, la palazzina compresa tra i numeri civici 6 e 8, si scopre essere diventata, nel 2025, da ‘agibile’ ad ‘inagibile’, secondo “un percorso di nuove analisi sulle condizioni di resistenza sismica dell’immobile, che ne hanno radicalmente cambiato la classificazione”, come si legge in una nota dell’Ater.
E adesso? Ai vertici Ater tentano la via filosofica per evitare l’ammissione di un fallimento, rinviando la fase dell’assegnazione delle responsabilità e cercano soluzioni altrove: ha interessato il Comune di Teramo – che notoriamente non ha alloggi o situazioni tali per far fronte alle esigenze di circa 60 persone e per chissà quanto tempo -, ben sapendo che quegli inquilini difficilmente accetteranno di trasferirsi a Mosciano. E’ in gioco anche la soluzione alternativa di sistemazioni proporie degli inquilini, ma chi sostiene i costi di affitti e utenze? L’Ater dice di aver interessato la Struttura Commissariale Usr per capire quali margini ci siano per l’accesso, anche a distanza di tempo, al Contributo per il disagio abitativo, il sussidio che ha sostituito il precedente Contribuito di autonoma sistemazione.
